Un giudice Torinese

CaselliRoss9Ott75

Rosso, 9 ottobre 1975

Quarant’anni di brillante carriera di un giudice torinese.

Dalla partecipazione ai convegni garantisti…

Torino, settembre 1973, Convegno su “Giustizia e Informazione“. L’intervento del giovane giudice istruttore Giancarlo Caselli attacca la “funzione manipolatrice dell’informazione giudiziaria… attribuendo rilievo solo a certi fenomeni delittuosi e principalmente verso la prevenzione e repressione di questi che la polizia – e non soltanto – sarà indirizzata dall’alto“.

poi… Caselli  sarà il più feroce persecutore di ogni  movimento… fino ad  incriminare  e arrestare  gli attivisti NoTav.. e… non lasciando in pace nemmeno …

CaselliFatto18-1-13

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2 risposte a Un giudice Torinese

  1. stekka ha detto:

    Che poi “tecnicamente” parlando anche dal punto di vista professionale si tratta di Magistrato abbastanza sopravvalutato (fama planetaria per avere sconfitto prima il terrorismo e poi la mafia in sicilia), rispetto ai reali meriti di investigatore. Nel periodo in cui ha comandato la Procura di Palermo ha perso la gran parte dei processi intentati ai grandi personaggi, uno per tutti quello ad Andreotti che è finito come ben sappiamo, in pratica non ne ha vinto uno, a parte forse quello contro Contrada, che però quando venne da lui processato sembrava ormai un personaggio bollito e abbandonato da tutti. Quanto al precedente periodo torinese le sue due operazioni più significative contro le BR furono determinate la prima dalla infiltrazione di Frate Mitra e la seconda dal pentimento di Peci dovuto al maresciallo Incandela. Oggettivamente parlando se prima i carabinieri ti trovano un tizio che ti porta nel luogo di incontro di due capi e poi anni dopo convincono un dirigente di una organizzazione armata a raccontare per filo e per segno nomi e luoghi della stessa in cambio di una sorta di immunità, non era poi così “strabiliante” da parte sua fare quegli arresti.

  2. gianni ha detto:

    Niente di nuovo sotto il sole; anche il “grande Vigna” (si fa per dire!) si è fatto bello politicamente e giudiziariamente perseguitando i compagni extraparlamentari ed anarchici, non certamente per le sue inchieste sulla mafia toscana e nazionale. Caselli e Vigna, due magistrati legati al PD ed a socialisti come Craxi, amico di Berlusconi e dei Massoni, quindi della mafia. Mafia e politica, come diceva Pantaleone 60 anni or sono, vanno di pari passo, ed oggi che la mafia è penetrata dappertutto sia a livello istituzionale che economico l’asserto mafia e politica è ancora più vero; quindi il cerchio si chiude e questo chiarimento diventa superfluo , se considerato da un punto di vista rivoluzionario! Sono anarchico ma forse anche un pò giacobino e simpatizzante di Saint Joust!!!Riguardo ai successi di Caselli nei confronti delle BR e delle infiltrazioni ad alto livello, ( e non tutto è venuto alla luce delle cronache giudiziarie riguardo alle infiltrazioni) due sole considerazioni elementari: la polizia si basa sugli errori degli indiziati di reato o su “soffiate”-infiltarzioni e la magistratura vince il “nobel” nel processo; secondo punto, fino dai tempi dell’Ocrana nell’Ottocento si è infiltrata ed ha manovrato le “situazioni calde” a piacimento di Stati e governi come ben documenta Alex Butterworth nel suo libro “Il mondo che non fu mai” Direi che questo del creare organizzazioni armate “stabili” con obbiettivi sempre più “alti” e lontani dalla realtà politica, dal “polso” del paese, con una fuga in avanti suicida sia stato l’errore politico maggiore. La lotta di popolo armata dei vietnamiti, come quella del popolo cubano non è stata sconfitta dagli infiltrati; ma qui mi fermo perchè il discorso mi allontanerebbe dall’assunto iniziale…..comunque in futuro cercheremo di sbagliare meno ed i giovani compagni odierni speriamo che traggano vantaggio dalle nostre esperienze.Gianni Landi

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