ancora sul 1984: i minatori britannici sotto l’attacco thatcheriano

Cento giorni dall’inizio dello sciopero.

Domenica 24 giungo 1984Dite al mondo che state vincendo

La mattina dopo il giorno prima:

Il minatore cercava riparo. Il minatore indossava solo un paio di jeans e scarpe da ginnastica. Il minatore aveva la camicia legata attorno alla vita. La schiena contro la macchina. Le mani alzate… Il poliziotto aveva lo scudo e il casco. Il poliziotto aveva un bastone.

Il poliziotto colpì il minatore col bastone. Lo colpì… Un’altra volta. Un’altra volta. Un’altra volta. E ancora una…

La tv mostrò il poliziotto colpire il minatore. Il Presidente si sfiorò la nuca … Il Presidente disse: «Quei bastardi sono partiti alla carica e uno mi ha colpito alla nuca col suo scudo e sono svenuto». Il Presidente aveva passato la notte al Rotherham District Hospital. Quando lo avevano portato sull’ambulanza, la polizia aveva applaudito. L’intera nazione era infuriata… Non per l’aggressione al minatore. Non per l’aggressione al Presidente. No… La televisione aveva mentito di nuovo. Avevano tagliato il filmato. L’avevano rimontato… Montato con il sindacato… Minatori che lanciavano pietre. Minatori che ferivano i cavalli. Minatori in rivolta…

E basta. I camion avevano portato via tutto il coke. I minatori avevano perso… E basta.

Nel frattempo, Nottingham aveva continuato a produrre carbone. Le centrali elettriche energia.

«Il Presidente del Sindacato nazionale minatori è scivolato dal terrapieno della ferrovia e ha battuto la testa su una traversina» ha riferito il Vicecapo della polizia per il South Yorkshire. «Non ci è neanche andato vicino a uno scudo antisommossa. Gli agenti muniti di scudo erano lungo la strada. Non si sono mai avvicinati a meno di sette o otto metri da lui

Il Presidente mentiva. Il Presidente aveva perso…

E basta…

Fine della storia. Tutto qui. Il Presidente salì di sopra. Il Comitato di coordinamento nazionale era in riunione in Sala conferenze… Per la prima volta… Era il centesimo giorno del Grande Sciopero per Salvare i Pozzi e i Posti di Lavoro.

Terry alzò il telefono. Clic-clic. Aveva le lacrime agli occhi. Nei suoi sogni…

Dite al mondo che state vincendo…

Il centesimo giorno   

[pag.144,5]

 Lunedì 25 giugno 1984

«C’erano dei ragazzi giovani che volevano continuare. Ragazzi pronti a preparare bombe molotov. La polizia aveva le pistole, dicevano. Dietro nei furgoni. Poi il gas lacrimogeno, dicevano. I proiettili di gomma. I parà… Bloody Monday, ecco cos’è. Lunedì di sangue… Non so perché cazzo mi sono fermato lì. Però ero completamente distrutto da tutto quel correre. Un caldo bestiale… Però avrei dovuto continuare a camminare. Ma poi è ricominciato tutto da capo. Per l’ultima volta… I ragazzi stavano lanciando mattoni verso il cordone di polizia. Il cordone si era rotto di nuovo. Erano usciti i cavalli. Dietro gli scudi piccoli. A centinaia… E non si fermavano. Non stavolta… Erano qui per ripulire il campo. Per prendere il ponte e prendere la strada. Per tenerli entrambi… Pugni e calci per chiunque si mettesse in mezzo. Fuori i manganelli… Barricate che si alzavano. Veicoli spinti fuori dal cimitero d’auto. Dati alle fiamme. Fumo denso. Macchine che bruciavano. Pneumatici. Fumo denso dappertutto. Le barricate sembravano porcospini, con spuntoni dappertutto. Fottuti corpo a corpo. Gli sbirri avevano preso il ponte. Gli sbirri cercavano di tenere il ponte. Gli sbirri non ci riuscivano. Proiettile che gli piovevano addosso dall’esterno del cimitero d’auto… Gli sbirri che arretravano lungo la strada dietro gli scudi… Tutti i ragazzi che applaudivano. Ma non per molto… Gli sbirri si erano raggruppati. Altra carica… Cavalli. Uomini… Di nuovo quel cavallo bianco del cazzo all’assalto. Bastardi … Su per Highfield Lane. Ci stavano spingendo indietro giù per il ponte fino in fondo a Orgreave Lane… Ma a quel punto vidi quel ragazzo. Quel ragazzo che era rimasto indietro… Stava vagando da solo per il campo. Sangue dalla testa. Bianco per lo choc, era… Andiamo a prenderli, urlava. Diamogliene un po’. Andiamo a prenderli, urlava. Diamogliene un po’. Andiamo… Era solo e irraggiungibile… I cavalli continuavano ad arrivare. I bastoni in mano… Tornai indietro a riprenderlo. Lo afferrai. Lo trascinai indietro sul ponte con me. Corsi con lui fino al villaggio…. Mi guardò. Disse: Io non ci torno più giù nel pozzo. Non ci torno mica, sai. Io non ci lavoro più là sotto. Non ci vado più.

Non avevo più i denti davanti. Abbassai gli occhi a guardarmi. Avevo la camicia strappata. Il cinturino dell’orologio rotto. Il quadrante calpestato e sfasciato. Era l’orologio di mio padre, oltretutto. Le scarpe spaccate. I pantaloni stracciati in fondo. Sentii un grosso livido sulla schiena. Sulle costole e gli stinchi. Tagli e ferite in tutto il corpo. Aiutai il ragazzo a rialzarsi. Mi allontanai portandolo con me in mezzo alla folla… Poliziotti. Pensionati. Gente con i sacchetti della spesa all’Asda. Come se fosse tutto normale… Gli autisti delle ambulanze che bestemmiavano ai poliziotti. Gente che veniva massacrata proprio di fronte a loro. Pestati dietro le loro case. Nei giardini. Nei vicoli… Vicino all’impresa dei trasporti c’era nientemeno che un furgoncino di gelati. Un tipo seduto a mangiarsi un gelato, cazzo. Neanche fosse una scampagnata… In fondo alla strada si vedeva ancora il fumo. Fumo nero e bruciante dalle macchine e dai copertoni. La polizia che ci guardava andare via. Dietro le visiere. Due di loro che ci sventolavano delle banconote da dieci sterline. Ciao ciao, pensai. Non vi rivedrò più…»

[pag.148]

«Non riesco a dormire. Non riesco a chiudere gli occhi …Bombe molotov. Macchine e autobus bruciati. Prefabbricati in fiamme. Barricate di fuoco. Case evacuate. Furgoni Transit con una corazza su misura cavalli e cani sguinzagliati… Come le scene che si vedono nei servizi dall’Irlanda del Nord. Da Bogside…In vita mia non avrei mai pensato di vedere una cosa simile qui. Non qui in Inghilterra. Non nel South Yorkshire. Non nella merdosa Cortonwood, di tutti i posti… Non ci credo ancora, a certe cose che ho visto… Ragazzi intrappolati nel campo giochi della Brompton Infants che lanciano mattoni agli sbirri mentre gli sbirri rompono il culo a chiunque riescano a beccare con scudi e manganelli. Madri coi loro bambini che cercano di farsi largo nella scuola per l’assemblea. Bambini che piangono e si cagano addosso. La direttrice fuori nel campo giochi a implorare sia i poliziotti che i picchettatori a finirla. Nessuno che le dia retta… Spezzava il cuore, sul serio vederlo succedere qui… Però succedeva in tutti gli altri posti. Ed è successo a noi…Un vero colpo, però, quando Pete aveva aperto la busta e aveva detto che era Cortonwood. Qualcuno gli disse di andare affanculo. Di non scherzare su una cosa del genere. Pete disse che non era uno scherzo. Magari, cazzo. Invece non è uno scherzo… È la guerra. La guerra, stavolta. Sul serio…La terza guerra mondiale, ecco cosa sembrava… Nebbia fitta. Buio pesto. Fuochi e barricate dappertutto… Mai visto volare tante bottiglie e mattoni. La pensilina dell’autobus che partiva. I lampioni che partivano. Il muro della cappella metodista. Rivoli di latte lungo la strada dai carretti che i ragazzi hanno dirottato… La Battaglia di Brampton, all’ombra della Miniera di Catonwood. Ecco cos’era… Noi in tremila. Loro almeno in duemila, minimo…Tutto per un solo crumiro schifoso. Un solo crumiro di merda…»

[pag.328]

Domenica 11 novembre 1984

… Si voltò a guardare indietro. Delle luci lo colpirono dritto in faccia. Lo accecarono… Si coprì gli occhi con le mani. Ma voleva vedere. Vedere cos’era. Vedere…

Un Transit della polizia dietro l’altro tagliava la nebbia in un gigantesco corteo metallico…

Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, quindici, venti, venticinque, trenta, quaranta… Cinquanta Transit della polizia uno incollato all’altro. Cento, centoventi all’ora… Poi spariti di nuovo. Nessuna luce. Nessun suono. La strada buia. La strada di nuovo morta… Solo l’odore del gas di scarico. Fra le siepi. Sotto gli alberi…

Terry risalì in macchina. Bill aveva gli occhi chiusi. Terry gli afferrò un braccio… «Dove siamo?» ripeté Terry. «Cosa sta succedendo? »

Bill si riportò di nuovo l’indice alle labbra. Poi all’orecchio e all’occhio. «Pazienza compagno.»

Terry si sedette di nuovo e Terry aspettò. Osservò. Ascoltò… Accese la radio. La spense di nuovo. Di nuovo accesa. Di nuovo spenta. Ascoltò…

«Non può esserci perdono

Ascoltò e sentì sussurri. Sentì echi…  «Nessun perdono

Si allungò di nuovo in avanti. Sussurri ed echi. Echi e urla… Guardò fuori attraverso il parabrezza nel buio. Urla e grida. Spade…  Spade e scudi. Bastoni e pietre. Cavalli e cani. Sangue e ossa…  Le armate dei morti risvegliati, risorti per un’ultima battaglia…

La strada. Le siepi. Gli alberi…

Fuoco che illuminava la notte. La nebbia era diventata fumo. Luci blu e rosse… Terry scosse il braccio di Bill. Lo scosse e lo scosse. Bill aprì gli occhi…  «Dove siamo?» Urlò Terry «Che posto è questo? »

«L’inizio e la fine di tutto» disse Bill. «Brampton Bierlow. Cartonwood.»

«Ma cosa sta succedendo? » Urlò Terry Winters. «Cosa succede? Cos’è questo? »

«È la fine del mondo rise Bill Reed. La fine di tutti i nostri mondi.»

 [pag.326,7]
(I brani sono tratti da: David Peace, GB84, Marco Tropea editore 2002)

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3 risposte a ancora sul 1984: i minatori britannici sotto l’attacco thatcheriano

  1. Pingback: ancora sul 1984: i minatori britannici sotto l’attacco thatcheriano | controappuntoblog.org

  2. vittoria oliva ha detto:

    copiato il primo copio pure questo!

  3. sergiofalcone ha detto:

    … ed anch’io faccio molto volentieri lo stesso.

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