Mazzini guerrigliero…

Nel 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, ci hanno appestato con chiacchiere di tutti i tipi e genere… ma si sono dimenticati di raccontarci che il “padre della patriaGiuseppe Mazzini tra un ergastolo e l’altro, che gli comminavano i tribunali piemontesi (futuri re d’Italia), scriveva questo bel libricino, dal titolo,

La Guerra per Bande: insurrezione e strategia” . Eccone uno stralcio:

 «È d’uopo ricorrere ad altro metodo di guerra. È d’uopo trarlo per così dire dalle viscere della nazione, dalle condizioni d’un popolo insorto, dagli elementi topografici della contrada, da’ mezzi che le circostanze ci somministrano.

la guerra per bande: guerra che schiudendo una via d’opre e di fama a qualunque si senta potente a fare, costituendo in certo modo ogni uomo creatore e re della propria sfera, suscitando in mille guise l’emulazione fra paese e paese, distretto e distretto, cittadino e cittadino, pone un campo alle facoltà individuali, e sveglia altamente l’indole nazionale.

… E lodioe la vendetta, turpi in sé, si convertono in santissimi affetti, quando la vittima è il depredatore straniero, e l’altare quello della libertà e della patria. E senza quell’odio e quella vendetta non acquisteremo mai la patria e la libertà. E quell’odio si suscitava, se s’innalzava a tutti il grido di guerra – se si rivelava al popolo la propria forza – se gli si insegnava una guerra che invece di esigere educazione, scienza, materiali di campo e sommersione di schiavo, non richiedeva che ardire, vigoria di braccio e di membra, conoscenza de’ luoghi, astuzia e prontezza – se accennandogli l’austriaco, gli si diceva: l’oro, l’armi e il cavallo son preda vostra – se l’autorità rivoluzionaria diffondeva per ogni dove la chiamata e le somme norme della guerra per bande – se pochi vecchi soldati davano un primo esempio, cacciandosi alla testa de’ giovani che dipendevano dal loro cenno – se la bandiera dell’insurrezione si faceva sventolare  ne’ villaggi, nelle campagne, su’ campanili delle parrocchie – se si davano armi da fuoco, o mancando quelle, si fabbricavano picche ed armi da taglio».

(Giuseppe Mazzini, La guerra per bande: insurrezione e strategia, Bagaloni Ed, 1978)

 Che dite, nelle scuole italiane le raccontano queste cose?

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2 risposte a Mazzini guerrigliero…

  1. sergiofalcone ha detto:

    Non c’è da meravigliarsene. Ho saputo dell’esistenza della Scuola di Francoforte dalla rivista Utopia, pubblicata agli inizi degli anni ’70 dalla Dedalo di Bari. Quella dove scrivevano, tra gli altri, Sergio Finzi e Mario Spinella. E che acquistavo nell’unica libreria Feltrinelli che c’era a Roma, quella storica di Via del Babuino.
    Pur frequentando il liceo classico, ho appreso questa ed altre cose non dai corsi di studi ma per mio conto e interesse, e diletto. L’insegnante di storia e filosofia, laureato alla Cattolica di Milano ed elettore del Partito repubblicano, della filosofia ci insegnava poco e quel poco che ci insegnava lo stravolgeva.
    Chiunque vada al potere, chiunque esso sia e qualunque sia l’ideologia alla quale appartenga, educa la gioventù a seconda delle proprie convenienze. E mai alla verità, al pensiero critico e al libero pensare.
    Siamo tutti come dei polli di allevamento.

  2. gianni ha detto:

    Sono d’accordo con quanto asserisce Falcone perchè anch’io al liceo scientifico ho avuto una insegnante di lettere cattolica integralista che faceva dire una preghiera , una “prece” per i vari “oppressi”, senza istigare alla sovversione (ovviamente!); a Storia e filosofia avevo un marxista leninista, vetero comunista, che si rifaceva ad Hobsbawm e Saitta e non ci ha mai parlato di Pisacane (il libro di testo di storia era del monarchico Silva!!), ma neanche della rivolta di Kronstad o della guerra per bande dell’Ucraina macknovista ecc…all’esame di maturità portai per mia iniziativa Doveri dell’uomo e La guerra per bande di Giuseppe Mazzini. Dovettero passare diversi anni, all’incirca nel 1969, perchè conoscessi alcuni vecchi anarchici che mi suggerirono la lettura della Rivoluzione sconosciuta del Volin o gli ultimi scritti di Malatesta “evoluzionista” (faceva rima con riformista) , ma fui osteggiato all’interno della FAI quando volevo approfondire La rivoluzione Ucraina di Nestor Makno o La banda del Matese che aveva visti protagonisti il giovane Malatesta e Carlo Cafiero; compagni come Giuseppe Mariani o Belgrado Pedrini furono lasciati marcire in galera per 25-30 anni perchè non erano o non erano stati allineati col riformismo imperante di Francesco Saverio Merlino o dei recenti Pier Carlo Masini, Gino Cerrito, Nico Berti o Gianni Carrozza che rasentò l’INFAMIA, come fecero in quegli anni i tifosi del P.C.I.!!! Parlare di rivolta o di insurrezione con loro, è come parlare alla loro cattiva coscienza, ma se uno nasce quadrato non muore rotondo…ed io sono nato quadrato. A pugno chiuso e ben serrato. Gianni Landi

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