Bambini condannati al carcere

59 bambini e bambine in cella con le madri detenute, 36 stanno per nascere. All’età di 3 anni vengono separati dalla madre, affidati ai parenti oppure a istituti.

Le prime parole che ascoltano sono: guardia, matricola, ora d’aria, cella, colloquio,… bambini e bambine da zero a tre anni  detenuti nelle carceri italiane. Pericolosi? Lo Stato italiano ne ha talmente paura al punto di tenerli carcerati fin dalla nascita…C’è da piangere!

Le loro madri stanno in carcere per piccoli reati, quelli che è probabile reiterare, perché appunto procurano un piccolo reddito: contro il patrimonio, oppure piccolo spaccio, che non puoi fare una volta sola come la grande truffa tipo Parmalat. La legge italiana, proprio contro questi si accanisce, contro chi fa questi piccoli reati, non contro i grandi criminali di regime. Per chi reitera i piccoli reati è obbligatorio il carcere (Legge Cirielli, quella che accorcia la prescrizione per i reati dei potenti e la allunga per i poveri), anche se la donna sta per partorire, anche se la donna ha un bambino o una bambina appena nata.

Alcune Leggi sono state fatte per eliminare questa bruttura? Certo! La prima nel 2001 da Anna Finocchiaro. Questa legge dice tante belle cose, poi a un certo punto scrive: «le condannate madri di prole di età non superiore ad anni 10, se non esiste un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti…». La recidiva, eccolo il demone che turba i sonni dei governanti e ributta questi piccoli in galera. Altri bambini e bambine restano in cella perché figli di donne straniere che non hanno nemmeno un domicilio dove eventualmente trascorrere i primi tre anni con i figli.

Il 30 marzo 2011 è stata approvata una nuova Legge sulla detenzione in carcere di donne con bambini. Dicevano che avrebbero risolto il problema. Vediamo:

– Viene portato a 6 anni da tre a sei anni l’età del figlio che può stare con la madre -in carcere-

– Vengono istituiti (sulla carta), in alternativa alla cella, gli ICAM ”Istituti a Custodia Attenuata per Madri detenute”, che saranno attrezzate con sistemi di sorveglianza e sicurezza. Per ora ne esiste uno solo, in Italia ed è a Milano. Possono andarci anche donne incinta o padri, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole. E’ comunque un luogo sotto controllo…. bambini e bambine controllate fin dalla nascita. Il sistema proprietario è al sicuro!!!

– Visite al minore malato: il magistrato di sorveglianza, in caso di imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del minore, potrà concedere il permesso, con provvedimento urgente, alla detenuta a visitare il figlio malato, con modalità che, nel caso di ricovero ospedaliero, devono tener conto della durata del ricovero e del decorso della patologia. Nei casi di assoluta urgenza il permesso viene concesso dal Direttore dell’istituto penitenziario in cui è detenuta la madre. Viene poi stabilito il diritto della detenuta o imputata di essere autorizzata dal giudice ad assistere il figlio durante le visite specialistiche, relative a gravi condizioni di salute. Il provvedimento deve essere rilasciato non oltre le 24 ore precedenti la data della visita. NON è però concessa la possibilità di ASSISTERE il figlio per tutta la durata della permanenza in ospedale.

– Arresti domiciliari: Le madri di bambini di età non superiore a dieci anni potranno espiare condanne fino a quattro anni presso una casa famiglia protetta. Se non c’e’ un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti …le detenute madri possono espiare la pena nella propria abitazione, o in altro luogo privato o in un luogo di cura dopo aver scontato almeno un terzo della pena o almeno quindici anni nel caso di condanna all’ergastolo. Ma se c’è pericolo di recidiva, no!

Leda Colombini, fondatrice nel 1991 dell’Associazione “A Roma Insieme“, che si occupa dei piccoli da 0 a 3 anni detenuti con le loro madri nel carcere romano di Rebibbia, (21 bambini in carcere) e li portano fuori, in città durante il giorno, si batte affinché i bambini non varchino mai più la soglia di un carcere. Leda è morta il 5 dicembre scorso (2011) all’età di 82 anni. Il suo ultimo commento negativo alla legge, due settimane prima di morire, è stato: “Questo obiettivo (mai più bambini in carcere) doveva essere ottenuto con la legge entrata in vigore il 20 maggio scorso ma purtroppo non è ancora così”. “trovo intollerabile che un bambino entri in un penitenziario, non riesco a sopportarlo”.

Qui potete ascoltare una sua intervista a proposito di questa legge:

http://www.archive.org/download/LedaColombini30-3-2011/Colombini30-3-2011.mp3

(durata:16 minuti)

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