Bologna: suicidio al carcere Dozza

L’ennesima vittima… non fa quasi notizia. Politiche di prevenzione all’anno zero

di Vito Totire (*)

Un giovane di 27 anni, Costantin Fiti, è l’ennesima vittima della assenza totale di una politica di prevenzione.

Un quotidiano di Bologna informa, il 23 novembre, del suicidio. Stando al monitoraggio di Radiocarcere sarebbe il 43° suicidio nelle carceri italiane del 2019 a fronte di un numero totale di 114 persone decedute.

I commenti registrati dalla stampa sono nel segno della rassegnazione e dell’impotenza. Parrebbe, da alcuni commenti, che la prevenzione fondi soprattutto – o eslusivamente – sulla vigilanza fisica che ovviamente è molto difficile con gli indici di affollamento delle carceri italiane; oppure che la prevenzione si basi solo sulla capacità di capire se e quando privare la persona di lacci e lenzuola. Nel caso dell’ultimo suicidio (prima di questo) abbiamo inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Bologna che non ha ritenuto di sentirci sulla vicenda né ha probabilmente aperto alcun fascicolo sul filone di indagine che abbiamo proposto.

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(*) Vito Totire è portavoce del coordinamento Chico Mendes e del Centro Francesco Lorusso

Per seguire i morti per suicido e per altri fattorinelle carceri italiane puoi andare  qui,   pagina sempre aggiornata.

NOTA: chi segue questo blog avrà notato che l’analisi che faccio sulla terribile esperienza delle morti in carcere per suicidio (senza sottovalutare le altre morti in condizione detentiva), è un po’ diversa da questa che pure con passione e sincerità viene posta da Vito Totire che ringrazio.

A causa della lunga frequentazione delle prigioni, da carcerato, ritengo che il suicidio sia l’estremo tentativo umano di sottrarsi alla galera, quando si verifica che altre fughe non sono possibili. Non ritengo, quindi, che una tecnica preventiva possa funzionare, giacché è proprio il sistema carcere non accettabile dalle dimensioni umane. In particolare la propensione al suicidio viene accentuata quando nei discorsi o programmi dei “politici” di governo si lanciano “speranze” poi frustrate, oppure si prospetta una linea di chiusura totale a ogni “speranza” per qualche piccola variante, ad esempio le misure alternative. Il responsabile delle morti è il carcere e chi lo esalta nella sua criminale funzione. La soluzione è costruire un Movimento per ABOLIRE IL CARCERE.

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2 risposte a Bologna: suicidio al carcere Dozza

  1. vito totire ha detto:

    Anche io ti ringrazio per il tuo lavoro che trovo di estrema importanza; non credo che denunciare eventi estremi prevenibili sia in contrasto con la sana “utopia” di “liberarsi dalla necessità del carcere”; ricordo una canzone del movimento di liberazione della Irlanda del Nord che cantavamo ai tempi di Lotta continua:” or che il popolo è cosciente di essere autosufficiente non ci sono più delitti qui a Belfast…”;
    prima della realizzazione di una società senza carcere forse sono possibili azioni di miglioramento che io non definirei “tecniche”; parlerei piuttosto di rispetto ed attenzione nei confronti del fattore umano; quindi non si tratta di somministrare antidepressivi se è vero che una prospettiva vera di superare l’ergastolo ostativo da migliori risultati di qualunque “tecnica” preventivo o “terapeutica”;
    ho visto troppe persone annunciare pesantemente i proprio suicidio; lo hanno fatto come domanda-esplicita e implicita di aiuto senza che nessuno abbia teso una mano;
    certo il suicidio è un comportamento possibile anche “fuori” e , al momento, le “riposte” paiono affidate non ad una comunità solidale che è spesso evanescente, ma a “tecniche” organizzate e offerte sul mercato dalle multinazionali farmaceutiche;
    mi fermerei qui per ora ; sono contento di avere scoperto un blog a cui attingerò anche in futuro informazioni e stimoli;
    un cordiale saluto nella speranza di trovare sinergie per il cambiamento.

    Vito Totire

  2. contromaelstrom ha detto:

    Sono d’accordo con te Vito, non penso che coltivare l’utopia di “liberarsi dalla necessità del carcere” (utopia possibile), sia in contrasto con battaglie per cambiare qualche bruttura di quella macchina perversa che è il carcere. Anch’io cerco di dare una mano a chi dentro resiste con ogni mezzo alla devastazione carceraria, cercando di far prevalere l’aspetto umano e non il dogma punitivo. Qualunque notizia o riflessione vuoi far conoscere, questo Blog è a tua disposizione, come di chiunque si vuole battere contro la ferocia repressiva. La mail è: salvatoreric@tiscali.it Andiamo avanti, buon lavoro

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