Basta subire! 17 ottobre, tutte e tutti al tavolo per Roma tra governo e comune

Stanno Creando un DESERTO lo Chiameranno ROMA

Da molti anni stiamo assistendo a un costante degrado delle condizioni di lavoro e di vita nella nostra città. Questo processo ha subito, con la deflagrazione della “crisi” dal 2008, un’accelerazione che ha visto convergere sulle proletarie e i proletari di Roma diversi attacchi alla propria conservazione e riproduzione.
Sul lato delle politiche pubbliche Roma ha il poco invidiabile record della più alta addizionale irpef comunale e della più alta addizionale irpef regionale, fra le più alte tariffe per i rifiuti e per i “servizi indivisibili” e contemporaneamente assistiamo a un drammatico taglio ai servizi sanitari (per altro con ticket fra i più alti), agli asili nido, all’assistenza domiciliare, all’accoglienza e all’assistenza alla casa e potremmo continuare l’elenco fino a ricomprenderli tutti.
La nostra riflessione ci porta a ritenere che i numerosi trasferimenti di sede (Sky, Mediaset, Esso…), la chiusura di stabilimenti (Almaviva…) ecc. siano frutto di processo di ridefinizione del ruolo di Roma nell’ambito della divisione internazionale del lavoro. Ovviamente questi processi si intersecano ed alimentano con le politiche nazionali ed europee (Industria 4.0, le infrastrutture, la riorganizzazione della PA, la “buona-scuola”, il jobs act) ma hanno anche delle precise caratteristiche locali. E’ facile ipotizzare per Roma un ruolo di città amministrativo/turistica con le conseguenti politiche dell’abitare (per rilanciare la rendita fondiaria), l’espulsione degli insediamenti produttivi non conformi a tale “vocazione”, lo sviluppo di business che mettono a profitto rifiuti/acqua/territorio accaparrandosi enormi fette di soldi pubblici e tutto ciò mentre anche settori tradizionali dell’economia romana come l’edile e/o il trasporto aereo subiscono ridimensionamenti, ristrutturazioni con profonde trasformazioni.
E’ dunque ripensare interamente le linee di sviluppo della nostra città.
Il coordinamento lotte unite nasce proprio per costruire percorsi di lotta che impongano una svolta al modello di città che vogliamo vivere, dove centrale sia il benessere dei suoi abitanti e non il profitto, il parassitaggio e la speculazione di pochi.
Vertenze con caratteristiche diverse – dai 1.666 licenziamenti Almaviva all’attacco al lavoro e alle sue condizioni in Alitalia; dai licenziamenti SKY alle prospettive disastrose per i lavoratori e le lavoratrici di GSE; dalle astruse riforme della PA che anziché valorizzare le competenze e le eccellenze cerca di distruggerle per favorire interessi di micro corporazioni private come nel caso della riforma del PRA e dei possibili effetti drammatici per ACI Informatica e penalizzanti per gli automobilisti; dai rischi occupazionali al Teatro dell’Opera allo smantellamento della scuola pubblica e dei relativi servizi agli studenti e alle studentesse – ma che incontrandosi in una grande assemblea lo scorso 7 luglio hanno riconosciuto la necessità di non lasciarsi frazionare in tanti micro conflitti ma rafforzare le proprie specifiche lotte attraverso un mutuo sostegno e una visione diversa di città e sviluppo.
A Roma abbiamo migliaia di case sfitte e un enorme patrimonio pubblico di immobili che vengono lasciati marcire mentre a migliaia di famiglie è negato l’accesso a un tetto: potremmo interrompere i processi di speculazione e consumo del territorio e avviare processi di riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico così da soddisfare le necessità abitative della città e al contempo mettere al lavoro migliaia di disoccupati edili.
Abbiamo un tessuto sociale con innumerevoli “fragilità” a cominciare dai malati cronici (sempre più numerosi sia per l’alta età media della popolazione che per le condizioni malsane in cui siamo costretti a vivere), anziani soli, minori in difficoltà economiche e/o sociali e manca completamente una politica dell’assistenza o quando c’è serve unicamente a finanziare circuiti clientelar/mafiosi come evidenziato da “mafia capitale” ma come ognuno di noi verifica nell’esperienza di ogni giorno. Si potrebbe avviare un processo di sviluppo e internalizzazione di servizi pubblici così eliminando la piaga del sistema corruttivo degli appalti e delle cooperative, contemporaneamente offrendo migliaia di posti di lavoro.
Potremmo continuare a lungo l’elenco citando le necessità di aree verdi e lo sport pubblico, il trasporto pubblico locale, ATAC ha deciso di esternalizzare innumerevoli servizi (biglietti, manutenzione, soccorso, ecc.) fino alle linee degli autobus di periferia con un drastico aumento dei costi e degrado del servizio, la gestione dei rifiuti dove continuano a “navigare” imprenditori privati pluriinquisiti come Cerroni e sperperi di denari pubblici.
Per queste ragioni il coordinamento lotte unite invita tutte le lavoratrici e i lavoratori di Roma a un percorso di mobilitazione che imponga questi temi al centro di qualsiasi tavolo di lavoro per arrestare il deserto che sta sommergendo Roma. Non abbiamo fiducia nel tavolo MISE/Comune di Roma/rappresentanti istituzionali delle categorie sociali ma proprio per questo vogliamo far sentire la nostra voce e le nostre lotte per affermare, finalmente, le ragioni di chi lavora.
Vogliamo sommariamente ricordare alcune di queste ragioni:
– riteniamo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario l’unica risposta seria alla crisi occupazionale in atto e ai processi di automazione che sempre più spesso trasformano il sistema produttivo creando disoccupazione;
– riteniamo l’aumento dei salari l’unica strada percorribile per la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e per uscire dalle condizioni di disagio che sempre più famiglie sono costrette a subire;
– vogliamo un fisco progressivo e i servizi – pubblici e gratuiti – alle persone come reali strumenti per la redistribuzione della ricchezza prodotta a favore delle lavoratrici e dei lavoratori; mentre oggi le risorse pubbliche sono unicamente indirizzate a vantaggio del sistema delle imprese attraverso un sistema fiscale e una politica di bilancio che grava per oltre l’80% sulle lavoratrici e i lavoratori dipendenti che pure si appropriano di meno del 40% del Pil nazionale.
In primo luogo ovviamente vogliamo il blocco dei licenziamenti in atto e l’integrazione al reddito delle lavoratrici e dei lavoratori già licenziati, visto anche l’inconcludenza delle ipotetiche politiche di ricollocazione come si rileva nella vicenda dei licenziati Almaviva.
Questa nostra battaglia è dunque un segnale di vita contro la morte (sociale e reale) che il capitale diffonde nella nostra città.

Ottobre 2017
Coordinamento Lotte Unite

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