Perché “uscire dalla crisi”?

Nel novembre 2011 scrivevo questo post dal titolo “Quale uscita dalla crisi?” Lo si può leggere qui.

Verso la fine dell’articolo scrivevo:

“… E noi, tutte quelle e tutti quelli che vivono di lavoro subalterno, in questa crisi che compito abbiamo? Intanto quello di ribadire la primogenitura dell’offensiva operaia di aver messo in crisi il modello precedente che ha accumulato i problemi e le contraddizioni poi esplose. Una verità storica che dobbiamo riaffermare con orgoglio e anche per sottolineare la nostra alterità, il nostro antagonismo totale ad ogni modello di accumulazione capitalistico. E da lì ripartire.

La classe lavoratrice è capace di praticare il conflitto per acuire la crisi capitalistica e per sgretolare un modello di sfruttamento, e l’ha dimostrato. Oggi deve riprendere questo suo cammino e questo compito storico: acuire questa crisi!  Non certo aiutare i padroni a risolverla, tanto meno infilarsi in inguacchi nazional-patriottici per salvare la sovranità nazionale e gli  Stati, sia che mantengano la moneta europea, sia che ritornino a quella nazionale, ed altri miserabili compromessi.

Acuire la crisi, riprendendo una offensiva sul salario complessivo (salario monetario e servizi) e sulle condizioni di lavoro (diminuzione dei ritmi, forme di sabotaggio e boicottaggio); difesa dei territori fino ad una appropriazione degli stessi da parte della popolazione autorganizzata per sottrarli alla speculazione e allo sfruttamento da parte del capitale.

Riprendere l’offensiva di classe nel momento in cui la crisi accentua la debolezza e le contraddizioni interne alla classe dei capitalisti.

Un’offensiva che deve trovare necessariamente uno stretto collegamento internazionale tra le lotte che sia in grado di coordinarle per indirizzarle contro tutti i tentativi, più o meno mascherati, di “uscita dalla crisi”. …”

Rileggendolo a distanza di circa 4 anni … beh, si può dire, con una certa corda_spezzataapprossimazione, che il decorso della crisi/ristrutturazione ci obbliga con una certa urgenza ad assumerci le conseguenti responsabilità.

… si può fare!…                       

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6 risposte a Perché “uscire dalla crisi”?

  1. ellagadda ha detto:

    Si deve fare, e bisogna anche che si faccia presto.

  2. kleovis ha detto:

    tanti saluti a pugno chiuso dalla Grecia in lotta!

  3. contromaelstrom ha detto:

    Dalla lotta del proletariato greco dobbiamo prendere lo spunto per spazzare via ‘sti cravattari (usurai – in dialetto romanesco). Siamo solidali e vicini al vostro coraggio e voglia di cambiare. Hai ragione Ellagadda, dobbiamo sbrigarci, non abbiamo molto tempo!

  4. Pingback: Γιατί να βγούμε από την κρίση ; Perché “uscire dalla crisi”? | Αέναη κίνηση

  5. Gianni ha detto:

    La chiamano CRISI !!! viene da ridere se non da piangere o da incazzarsi 1 io lo chiamerei ATTACCO FRONTALE GLOBALIZZATO AL MONDO DEL LAVORO .Non è chiudendosi in difesa , cercando espedienti per sopravvivere, stringere la cinghia….ma occupando le case e difendendole con ogni mezzo necessario ! Non andando a ramazzare nei cassonetti dei supermercati od elemosinare, ma dare dei segnali forti come espropriare i supermercati e sfamarsi la dentro; impedire la “trivellazione” delle nostre terre e l’impianto di fabbriche di morte col ricatto del posto di lavoro pagato al caro prezzo della vita a causa di tumori di varia eziologia. (Eloquenti a tale proposito sono due libri che ho letto recentemente ; Il primo è La terra bianca di Giulio Milani Ed, Laterza, riguardante la Versilia con il carico di veleni determinati dalle polveri del Marmo in scaglie e la chimica dei pesticidi e dei fertilizzanti prodotti dalla Farmoplant-Montedison e ; il secondo è Il pane e la morte di Renato Curcio Ed. Sensibili alle foglie relativo al polo brindisino ). La “terra dei fuochi” in Campania e la “terra dei veleni” in Versilia, con la complicità di politici, sindacati e padroni, grandi e piccoli, si stringono la mano sotto l’egida della Mafia assassina senza adoperare armi da fuoco !
    CHI SONO I TERRORISTI ??? Gli ambientalisti come Marco Camenisch e gli altri attentatori ai tralicci dell’alta tensione che col loro campo magnetico potentissimo “inquinano” l’aria delle abitazioni sottostanti o le multinazionali che hanno prodotto pesticidi, fertilizzanti teratogeni per intere generazioni ed oggi, complici la mafia , la massoneria e la politica, inquinano l’aria di Carrara con polveri di carbonato di calcio col transito di 2000 camion carichi di scaglie di marmo che sono il nuovo business per le multinazionali, facendo aumentare a dismisura il cancro dei polmoni nella popolazione.

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