Quel “non-so-che” di Renzi che riecheggia il passato

Leggiamo dai giornali di ieri:

«La calda giornata bresciana di Matteo Renzi. Fra industriali, operai e antagonisti».

Renzi ha parlato agli imprenditori riuniti per l’assemblea annuale, poi direttamente nelle fabbriche, incontrando altri imprenditori e gli operai.

«C’è un disegno per dividere il mondo del lavoro. C’è l’idea di fare del lavoro il luogo dello scontro, mettendo uno contro gli altri. Ma non esiste una doppia Italia: questa è una delle idee che ha bloccato il Paese per 20 anni. … non usino il mondo del lavoro come un campo di gioco di una partita politica, usando chi è senza lavoro. Se si vuole attaccare l’esecutivo ci sono altre strade, senza sfruttare il dolore dei disoccupati». ma «l’Italia è unica e indivisibile, è l’Italia di chi ama i propri figli». «Non consentiremo a nessuno di fare battaglie politiche strumentalizzando il lavoro».

 

Non vi pare che quelle parole, quei toni del premier Renzi, siano simili, molto simili alle parole seguenti? Leggete:

manifesto-lavoratori-in-Germania

«La Deutsche Arbeitsfront è l’unione di tutti gli individui che conducono vita da lavoro, senza differenza di posizione economica e sociale. In essa l’operaio deve stare accanto all’imprenditore, non più separato da gruppi e associazioni che servono alla tutela di particolari strati e interessi sociali ed economici. 

Nella Deutsche Arbeitsfront deve essere determinante il valore della personalità, non importa se si tratta di un operaio o un imprenditore. La fiducia si può conquistare solo da uomo a uomo, non da associazione ad associazione.

Il nobile obiettivo della Deutsche Arbeitsfront è l’educazione di tutti i tedeschi che conducono vita lavorativa ai principi e sentimenti nazionalsocialisti».

Nota: la Deutsche Arbeitsfront (Fronte tedesco del lavoro) è stata un’organizzazione realizzata dal nazionalsocialismo di Hitler, appena andato al governo. Prese il posto dei sindacati spazzati via dalla ferocia nazista e doveva “riunire operai e imprenditori” per abolire il conflitto di classe dopo aver sterminato la parte più attiva della classe operaia. Sostituì anche i NSBO (nuclei sindacali nazisti) perché troppo influenzati (dicevano gli imprenditori) dalle richieste operaie e, secondo l’ideologia nazista, dividevano il mondo del lavoro tra imprenditori e operai che invece il nazismo voleva riunificare, per far superare alla Germania la crisi e farla grande, sulle spalle della classe operaia (l’abbiamo già sentito di recente questo concetto, vero?). L’ideatore e il leader di questo “fronte” nazista fu Robert Ley, capo dell’organizzazione del NSDAP (Partito Nazionalsocialista). Va aggiunto che nonostante questi strumenti ideologici, organizzativi e repressivi dispiegati in gran quantità, il nazismo non riuscì a sottomettere completamente la classe operaia che, con sabotaggi e rallentamenti della produzione e anche un alto assenteismo, mantenne bassi i livelli di produttività, quindi il totale della produzione, molto al di sotto di quanto necessitava ai comandi militari per avere dalle fabbriche la quantità di armi per affrontare le numerose campagne militari di sterminio.

Riflettiamo, riflettiamo …

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