Anche i parlamentari europei inorridiscono alla vista delle carceri italiane. Figuratevi a viverci!

I parlamentari europei inorridiscono dopo la visita al carcere napoletano di Poggioreale.

Si avvicina il 28 maggio. Sarà sanzione allo stato italiano?

Una delegazione di parlamentari europei al carcere di Poggioreale a Napoli, alla fine del mese di marzo, ha esposto un rapporto molto negativo dello stato di quel carcere e in generale della situazione detentiva in Italia.

*”… il numero di detenuti ospitati in questa prigione è 2354 (su 1400 posti), di cui 800 sono in custodia cautelare e 850 sono condannati con sentenza definitiva. Il resto è composto da soggetti che attendono i successivi gradi di giudizio”;

*…in alcune celle ci sono perfino 12 reclusi in poco spazio; due ore d’aria in cui ai detenuti viene garantito un “passeggio” in un cortile “di dimensioni inadeguate”; mancanza di luce e ventilazione in alcuni padiglioni,; situazioni igieniche allarmanti.

*”Solo pochissime celle hanno una doccia e la maggior parte dei detenuti devono condividerne una in comune (in un edificio visitato dalla delegazione, c’erano tre docce per 87 detenuti). Di conseguenza essi hanno diritto a due docce alla settimana, e in alcuni edifici non c’è il riscaldamento e l’acqua calda”.

*”Ci sono solo due cucine per l’intero stabilimento e senza finestre termiche, ragion per cui la maggior parte dei detenuti riceve in cella un cibo freddo e di qualità molto scadente: il che spinge molti detenuti a cucinarsi da soli il vitto, utilizzando stufe rudimentali nei bagni”;

*”non c’è quasi alcuna possibilità di formazione o altre attività sociali, mentre pochissimi sono i detenuti coinvolti in attività lavorative”.

*disciplina: i detenuti possono essere messi in celle di isolamento per motivi di salute o disciplinari: un certo numero di detenuti con problemi psichiatrici sono stati trovati a essere detenuti in celle di isolamento; il sovraffollamento e le condizioni igieniche pessime facilitano la diffusione di malattie; i tossicodipendenti non ricevono una terapia appropriata; suicidi, tentativi di suicidio e atti di autolesionismo sono molto frequenti, un detenuto ha tentato il suicidio appena un’ora prima che la delegazione entrasse nella prigione”.

I parlamentari europei hanno iniziato il loro “j’accuse” contro il carcere di Napoli: “Poggioreale è una vecchia prigione ed è molto conosciuto soprattutto a causa delle lunghe code dei familiari in visita ai detenuti“.

Eppure nel luglio dello scorso anno (2013) il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, aveva disposto l’invio di ispettori a Poggioreale con l’intento di porre rimedio a quello che era lo scandalo esterno di Poggioreale (sul dramma interno è inutile aggiungere altro) ossia le lunghe file che i parenti dei detenuti erano sottoposti per fare i colloqui. Erano le famigerate “file della vergogna” che avevano scatenato numerose e forti proteste dei familiari. Gli ispettori fecero aprire nuove sale per i colloqui, si parlò di quattro nuovi ambienti, e si organizzò una divisione in ordine alfabetico dei parenti ammessi all’interno, in modo da snellire e razionalizzare le code.

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Evidentemente il carcere non solo non è riformabile, non lo sono nemmeno  piccole cose come le “code”, figuratrevi il resto!

Di fronte a questa situazione, cosa ha pensato di fare il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria-Ministero della giustizia)? Ha “invitato” la direttrice della casa circondariale di Poggioreale, Teresa Abate, a indicare al ministero della Giustizia un’altra sede lavorativa. Insomma la “rimuove!”

A ricordare che i problemi non si risolvono con “ispezioni” né con cambi di “direzione” due giorni fa a Poggioreale, nel padiglione “Milano”, un 51enne si impicca con il lenzuolo. I suoi compagni di cella, al rientro dall’aria, lo hanno trovato in bagno impiccato con una corda ricavata dalle lenzuola. Antonio S., 51 anni, era arrivato a Poggioreale da pochi giorni. A terra, vicino al cadavere, un quotidiano che riportava la notizia del suo arresto.

Il 19 febbraio si era tolto la vita, con il gas, un uomo di 31 anni.

Resta inoltre aperta l’inchiesta della magistratura sulla “cella zero” e la squadretta dei pestaggi. ma che potranno “inchiestare?”

E facciamola finita, una buona volta, col giudizio penale!

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