Sardegna: si smantellano i posti di lavoro si aprono carceri!

È quanto ha deciso il governo: trasformare la Sardegna in una colonia a regime speciale.

sulcisDa qualche anno si assiste, in Sardegna, allo smantellamento di fabbriche, miniere e strutture produttive. Migliaia e miglia di posti di lavoro sono stati persi nell’isola. Nessun ascolto è stato dato, dal governo, alle proposte dei lavoratori isolani per trasformare e riconvertire attività produttive ormai desuete, come l’estrazione di carbone nel bacino carbonifero del Sulcis, o la produzione di alluminio in Alcoa in attività diverse valide e in grado di occupare gran parte della forza lavoro. Intanto dal 1° gennaio 2014 i  300 lavoratori cassintegrati dell’Alcoa di Portovesme verranno messi in mobilità, ossia verranno avviate le procedure di licenziamento collettiivo.

In “compenso” lo stato italiano ha destinato alla Sardegna la gran parte degli istituti di pena. L’isola si riempirà alcoa-operaidi carceri, che dovranno assorbire la totalità dei detenuti in regime di alta sicurezza e in particolare i circa 700 detenuti in regime di 41bis.

Lunedì 21 ottobre 2013 [adnkronos] –

Sardegna: 132 detenuti dell’Alta sicurezza arrivati sull’isola con volo charter

Centotrentadue tra camorristi, mafiosi, trafficanti internazionali di droga sono sbarcati nel pomeriggio da un volo charter Blue Panorama atterrato all’aeroporto di Elmas diretti ad Oristano, Nuoro e Tempio”. Ne da notizia il deputato sardo di Unidos Mauro Pili. “Entro il mese di ottobre – aggiunge Pili – il ministero progetta di mandare i primi 10 capimafia nel carcere di Sassari. Quarantatre detenuti di Alta sicurezza, dei livelli 1 e 3, contrasta palesemente con il nuovo carcere nato come casa circondariale e non certo come carcere destinato a questo elevato grado di sicurezza”.

Ma anche altri detenuti cosiddetti “normali” verranno trasferiti nelle carceri sarde. È prevista la costruzione di carceri per circa 2700 posti. Di cui 1400 ultimati e il resto in fase di esecuzione.

Uta cagliariLa decisione del governo è stata presa nel 2009 con famigerato “pacchetto sicurezza” che al suo interno conteneva la stabilizzazione del 41bis, inserito nell’ordinamento penitenziario (O.P.) e non più come norma eccezionale cui ricorrere in caso di gravi problemi inerenti la sicurezza delle carceri. [“in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il ministro di grazia e giustizia, ha facoltà di sospendere nell’istituto interessato o in parte di esso l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti.”-1986]. Il percorso del 41bis nel sistema detentivo italiano è un’ottima radiografia della deriva becero-reazionaria delle classi dirigenti: appena 6 anni dopo, nel 1992, al 41bis viene aggiunto un secondo comma che consentie al Ministro della Giustizia di sospendere per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica le regole di trattamento e gli istituti dell’ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti facenti parti delle organizzazioni mafiose. Ancore nel 2002 viene estesa l’applicabilità del regime del 41bis, ai detenuti e ai condannati per reati con finalità di “terrorismo ed eversione”. Si arriva alla Legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (Il cosiddetto “pacchetto sicurezza”), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 2009, dove oltre a inserire il 41bis nell’O.P. si stabilisce che:   «I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari,… »

È chiaro dunque il doppio registro della politica governativa italiana; o per meglio dire l’imbroglio:

*da una parte ci si lamenta e ci si stracciano le vesti per il problema del sovraffollamento nelle carceri italiane, per la mancanza di spazio vitale, di strutture per socializzare, per l’assenza di igiene, di passeggi, di aree di studio, ecc., e ovviamente non si fa NULLA per ridurre la presenza di persone in carcere;

*dall’altra, invece, procede sempre più speditamente, il “piano carceri”, che assorbe una quantità spropositata di denaro pubblico (che potrebbe essere utile per molte altre iniziative), di cui non si riesce a sapere nemmeno l’ammontare: segreto di stato, dicono! Si sa soltanto che la spesa inizialmente preventivata è lievitata di molto anche per i ritardi e le polemiche che hanno accompagnato la costruzione di queste opere. Così come non è dato sapere quali ditte sono state coinvolte nell’opera. Segreto di stato!

Le città interessate dalle nuove costruzioni di carceri sono Tempio Pausania, –Oristano, località Massama, –Sassari località Bancali e Cagliari col nuovo complesso alle porte della città nell’area industriale di Macchiareddu in località Uta a 18 km da Cagliari. Ma una cosa è certa: il nuovo carcere di Uta-Cagliari non servirà nemmeno per svuotare il vecchio e indecente carcere di Buoncammino. Quest’ultimo resterà attivo; il sovraffollamento lo impone.

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