…dove sono i compagni che ridevano?

Vanno ancora le ragazze e i ragazzi a bere il sidro

da Siever, dopo la scuola, alla fine di settembre?

O nel boschetto a raccogliere nocciole

nella fattoria di Aaron Hatfield quando

comincia a gelare?

Quante volte ho giocato per strada e sulle colline

con le ragazze e i ragazzi che ridevano

qSpoonuando il sole era basso e l’aria frizzante,

e mi fermavo a scuotere il noce

alto senza foglie contro l’ovest in fiamme.

Ora, l’odore del fumo autunnale

e le ghiande che cadono

e l’eco nelle valli

portano sogni di vita. Si librano sopra di me.

Mi domandano:

dove sono i compagni che ridevano?

Quanti sono qui con me, e quanti

negli antichi frutteti lungo la strada di Siever,

e nei boschi che sovrastano

le acque tranquille?

 [da: Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters- Hare Drummer]
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5 risposte a …dove sono i compagni che ridevano?

  1. gianni landi ha detto:

    Io c’ero e ci sono…”….ma sarà una risata che li seppellirà !!!” Gianni

  2. contromaelstrom ha detto:

    Lo so che ci sei Gianni…e saremo in tante e tanti più di prima… e la risata sarà ancora più rumorosa e forte!!!

  3. contromaelstrom ha detto:

    Grazie Vittoria per il video e per gli altri commenti. E’ un caldo agosto, ma la tensione sociale in questo paese (insomma la lotta di classe) è un po’ troppo tiepida oggi. Ma domani??? Un abbraccio

    • gianni landi ha detto:

      Salvatore, è difficile, molto difficile per molti di noi che hanno vissuto in prima persona, ( a livello familiare, studentesco e di fabbrica ) il clima antiautoritario di quegli anni meravigliosi, adattarsi a questa nuova situazione che ha caratteristiche e rapporti, soprattutto economici, completamente diversi. La nostra fu principalmente una rivolta giovanile, di rottura verso una mentalità autoritaria soffocante e patriarcale nei rapporti genitori e figli, insegnanti e studenti, padroni ed operai, uomini e donne. Liberarsi da certe catene e categorie mentali, ci dava entusiasmo, speranze in senso lato, anche se pagate a caro prezzo, perchè di una certa mentalità “fascista” e reazionaria era intrisa tutta la società, tutta la borghesia che aveva tanti colori. I cambiamenti sono lenti, lentissimi quasi impercepibili; chiedevamo il massimo ed abbiamo ottenuto il minimo pagandolo a peso d’oro. Personalmente non ho rimpianti e sono contento per come mi sono “giocato” la vita. Non ci dimentichiamoci che quello che abbiamo fatto non è stato soltanto un atto di generosità verso gli altri ma perchè non ci stava bene personalmente il contesto non corrispondente ai “nostri” desideri che non erano quelli di raggiungere il livello sociale dei borghesi. Premesso questo, oggi abbiamo a che fare con dei parametri, con delle incognite, matematicamente parlando, che rendono difficile risolvere una equazione di grado superiore. Occorrono dei “matematici”, degli analizzatori nuovi, dei giovani “geniali” che sappiano usare il cervello in questa fase inquisitoria e preparatoria per una partita a scacchi di lunga durata. Ti abbraccio e sai che ti capisco. Gianni

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