“I Manager del movimento alternativo” Uno scritto del 1980

Da CONTROinformazione n.18 del giugno 1980

di Karl Heinz Roth

 

 

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2 risposte a “I Manager del movimento alternativo” Uno scritto del 1980

  1. sergiofalcone ha detto:

    E fatalmente, anche dopo una auspicabile e sacrosanta rivoluzione, si riproduce la bestia: l’ingiustizia. Molti, e parlo dei comunisti eterodossi e degli anarchici, hanno creduto di porre rimedio al cancro della burocrazia col consiliarismo, col controllo popolare e col protagonismo dell’individuo. Perché, cari compagni marxisti, le masse non sono un blob informe, ma sono composte da individui. E la liberazione collettiva, passa necessariamente attraverso l’emancipazione dell’individuo. Il suo affrancamento da qualsivolgia dominazione.
    Per fare quello che comunisti eterodossi ed anarchici desideravano, è necessaria una coscienza, individuale e collettiva, che non è data, purtroppo, se non nei pii desideri di qualche teorico di professione. Teorico ed ingenuo.
    Il meccanismo della delega, dal quale nasce la burocrazia, è anche comodo. Si delega, perché qualcun altro vada a togliere le cosiddette castagne dal fuoco.
    E pare che a tutto ciò, nessuno sia ancora riuscito a porre rimedio. Se non in maniera del tutto astratta, teorica, ideologica. L’ideologia non è che falsa coscienza.
    I conservatori hanno il compito agevolato. Essi conservano l’ordine costituito. I rivoluzionari e gli innovatori in genere hanno come obiettivo il cambiamento radicale dell’ordine dato. E non è compito facile.
    “Lo Stato sono io!”, diceva Luigi XIV. Quanti compagni hanno lo stesso atteggiamento? Tanti, troppi. “Il comunismo sono io!” e non va bene. Voglio dire che non si può identificare l’idea con la propria persona e che di un’idea non si può fare un uso personale. Fare di un’idea un uso personale significa buttare l’idea stessa alle ortiche. Voglio dire anche che la critica non dovrebbe mai essere vissuta come un affronto alla propria persona. Siamo i nostri limiti, siamo luci ed ombre, e fatalmente tutti si sbaglia. Anche i chiarissimi professori che, dopo aver teorizzato assalti al cielo ed improbabili insurrezioni, oggi aggiustano il tiro e si scoprono revisionisti, riformisti e possibilisti. In campo marxista, come in quello anarchico. A loro consiglierei più opportunamente di organizzare frazioni interne al Partito Democratico, ammesso e non concesso che al Partito Democratico piaccia.

    In realtà, il discorso sarebbe lungo e meriterebbe un intervento più puntuale. Ho solo cercato di abbozzare una serie di questioni, sperando di creare almeno il dibattito. Le parole di Karl Heinz Roth mi hanno portato ben oltre l’argomento che cercava di analizzare.

    L’errore è umano. Prendiamo atto degli errori commessi dal movimento rivoluzionario ed innovatore, facciamone tesoro e oltrepassiamo. Qui serve una nuova teoria della trasformazione sociale, un progetto credibile e l’organizzazione. Il resto è la cosiddetta aria fritta. Andrebbero superate tutte le divisioni storiche del movimento operaio e rivoluzionario in una sintesi superiore. Per fare tutto questo ci vuole coraggio e libertà. Una libertà di pensiero che non ho trovato da nessuna parte, se non nelle provocazioni di qualche artista. Ognuno è come arroccato nelle proprie convinzioni. Convinzioni vecchie come il cucco.
    Non prendere atto di quello che nella Storia recente è avvenuto, è un errore imperdonabile. Dovremmo essere i portatori della laicità del pensiero, invece siamo l’esatto contrario. Con i nostri dogmatismi e le nostre rigidità. E il nostro conservatorismo di ritorno.

    Mi sembra quasi un miracolo che oggi qualcuno riscopra un testo di Karl Heinz Roth, e non un testo qualsiasi. Quanti compagni sono a conoscenza dell’abc del pensiero critico recente? Questo intervento ci parla in maniera colta di quello che stava già avvenendo negli anni ’80. Oggi vedo i limiti dell’animo umano, limiti che rischiano di vanificare ogni tentativo di emancipazione, e provo rammarico e tanta compassione.

    Ne usciremo mai?

  2. Pino ha detto:

    Quanto sono d’accordo con Roth!! Dieci anni fa entravo nella Segreteria di una Coop di Servizi Sociali per firmare un contratto che poi rifiutai. Dietro la scrivania del grande capo incombeva la gigantografia del Che con sotto la famosa frase dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo…..

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