Si muore in carcere… le voci

SuicidiAveva 27 anni, il detenuto tarantino trovato morto due giorni fa in una cella del carcere di Benevento. Con M.L. sono 46 i detenuti che si sono tolti la vita da inizio anno. 141 sono i decessi in carcere, per malattia, scarsa assistenza o per imperscrutabili “ragioni da accertare”.

Lo scorso anno i suicidi sono stati 50. dal 2000 sono stati 798 i suicidi e 2.228 le morti di carcere per  “ragioni da accertare”, che non verranno mai verificate.

Quando c’è una morte in carcere i giornali, le associazioni, i politici, i funzionari interrogano, ascoltano, interpellano psicologi, medici, avvocati, ministri, direttori di carcere, guardie, … ma nessuno cerca di ascoltare le parole che corrono tra i detenuti, compagni di carcerazione del morto. 

Ho provato a immaginare le chiacchiere che rimbalzano dagli spioncini delle celle di un reparto appena si diffonde la notizia di una suicidio in quel reparto.

[nota: molti non sanno che quando in carcere avviene un “evento delittuoso”, qualunque esso sia, anche un suicidio, le guardie chiudono i detenuti nelle loro celle finché non siano giunte le autorità giudiziarie, mediche e di polizia a fare i “rilevamenti scientifici”. E dunque le prime emozioni tra detenuti, sconvolti e incerti dalla morte di un loro compagno, viaggiano attraverso gli spioncini delle porte blindate delle celle chiuse]

Da un carcere qualsiasi a una qualsiasi ora del giorno o della notte.

Il tempo è quello del “carcere senza tempo”. Le voci sono quelle dei compagni di detenzione di una persona che ha detto NO al carcere nel modo più assurdo e definitivo: togliendosi la vita reclusa. Ho ricostruito questo dialogo immaginario ricordando le parole rinchiuse e violentate ascoltate per tantissimi anni trascorsi nelle galere di questo triste paese.

-Ooh, qui chiudono le blindate! Guardiaaaaaa!

-Sta bono Nino! Hanno chiuso perché quello che stava alla 12 si è ammazzato!

-Porcccc, ma chi era?, alla 12 ce ne stanno in due.

-Quello biondino che era arrivato l’altra settimana. Quello che stava sempre zitto, zitto.

-Si, si me lo ricordo, l’altra mattina c’ho fatto pure due righe al passeggio. Gli ho chiesto come mai stava qui, lui ha cominciato a parla’. Parlava, parlava con la testa buttata indietro, guardava in alto. Parlava di un giudice che l’aveva condannato senza nemmeno averlo visto in faccia, perché lui nell’aula del tribunale era coperto dai caramba. Non riusciva a capacitarsi, diceva, ma come fa un giudice a manda’ in galera una persona senza averlo visto in faccia. Si chiamava Alfredo. E che c…!, era giovane, giovane.

-Si, era pure timido, ieri mi ha chiesto un pacchetto di sigarette, gli ne ho mandate una decina perché mi era rimasto solo un pacchetto. L’ho smezzato con lui. Gli ho detto di chiederne altre in giro, ma ha detto no, me le faccio bastare! È che quello che sta in cella con lui è un bischero mezzo addormito e nemmeno fuma.

-Ma quanno si è ammazzato?

-Pare stamattina all’alba, prima della “conta”, l’altro dormiva e non si è accorto di niente.

-Che s’è impiccato?

-Si, con le strisce del copri materasso, più resistente del lenzuolo. Una tecnica da vecchio carcerato. Pare che è stato tutta la notte sveglio per preparare il cordone e anche per scrivere una lettera. C’è chi dice due lettere, una alla madre e una al giudice che l’ha condannato.

-Chissà che ja scritto? Forse al giudice je l’ha detto che ha distrutto una persona senza nemmeno sape’ che faccia c’aveva!

Anni

                   Suicidi

                                Totale morti

2000 61 165
2001 69 177
2002 52 160
2003 56 157
2004 52 156
2005 57 172
2006 50 134
2007 45 123
2008 46 142
2009 72 177
2010 66 184
2011 66 186
2012 60 154
2013* 46 141
Totale 798 2.228

* Aggiornamento al 24 novembre 2013

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2 risposte a Si muore in carcere… le voci

  1. Fiamma Schiavi ha detto:

    Cancellieri hai letto?

  2. gianni landi ha detto:

    …quando una donna od un uomo si suicidano, siamo tutti colpevoli! L’unico innocente è proprio quello (nello specifico detenuto) che è stato “condannato a morte” da questa società di merda. Gianni

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