Coronavirus nelle carceri. Appello per la sospensione pene a detenuti malati e anziani

Un appello al Presidente della Repubblica, ai ministri della Giustizia e della Sanità, al responsabile del Dap, al Garante dei detenuti, ai deputati e ai senatori della Repubblica.

“Vista la drammatica emergenza sanitaria che sta colpendo la popolazione tutta riteniamo che le misure di prevenzione adottate rispetto alla popolazione detenuta siano assolutamente inadeguate a fronteggiare i rischi connessi ad un contagio che metterebbe a rischio oltre 61.000 persone.

Va tenuto conto che tra la popolazione detenuta il 50% circa ha una età compresa tra i 40 e gli 80 anni, oltre il 70% presenta almeno una malattia cronica e il sistema immunitario compromesso.

È del tutto evidente che la diffusione del virus all’interno delle carceri assumerebbe dimensioni catastrofiche. Limitare o proibire i colloqui familiari, l’accesso dei volontari e i permessi di uscita non mette al riparo dal rischio contagio.

Quello che si è creato, e che va crescendo di ora in ora, è un clima di paura e insicurezza tra la popolazione detenuta, i familiari e il personale penitenziario che comunque è obbligato a garantire il servizio.

Gli istituti penitenziari sono a tutti gli effetti luoghi pubblici, sovraffollati e promiscui con un via vai continuo di personale e fornitori che potrebbero diventare veicolo di contagio e scatenare una vera epidemia, pertanto non bisogna dimenticare che la popolazione detenuta, al pari del resto della popolazione, è tutelata dalla Costituzione e dalle carte internazionali dei diritti umani.

Chiediamo che si intervenga con un provvedimento immediato di sospensione della pena per tutte le persone detenute ammalate ed anziane; chiediamo che il Parlamento vari una amnistia urgente per la rimanente popolazione detenuta”.

4 marzo 2020

Associazione Yairaiha Onlus, Osservatorio Repressione, Associazione Liberarsi, Associazione Bianca Guidetti Serra, Rifondazione Comunista, Associazione Memoria Condivisa, Associazione Il Viandante, Associazione Lasciateci Entrare, Ass. Culturale Papillon-Rebibbia, sezione Bologna, Associazione Fuori dall’Ombra, Comune-info, Federazione dei Verdi – Foggia,

Yasmine Accardo, Damiano Aliprandi, Ilario Ammendolia, Mario Arpaia, Luisa Barba, Tiziana Barillà, Sandra Berardi, Domenico Bilotti, Marco Boato, Fortunato Cacciatore, Rosy Canale, Donato Cardigliano, Francesca de Carolis, Angela Chiodo, Maurizio Ciotola, Francesco Cirillo, Valentina Colletta, Sissi Contessa, Edoardo Corasaniti, Gioacchino Criaco, Nicola D’Amore, Elisabetta Della Corte, Delio Di Blasi, Italo Di Sabato, Giuliana Falaguerra, Jenny Federigi, Alessandro Fo, Eleonora Forenza, Gabriella Fragiotta, Andreina Olga Ghionna, Yvonne Graf, Antonio Greco, Valerio Guizzardi, Pietro Ioia, Giuseppe Lanzino, Peppe Marra, Carmelo Musumeci, Bruna Nocera, Giampiera Nocera, Sante Notarnicola, Maurizio Nucci, Grazia Paletta, Antonio Perillo, Maria Teresa Pintus, Mario Pontillo, Paolo Rausa, Vittorio da Rios, Luigi Romano, Giovanni Russo Spena, Nino Santisi, Orlando Sapia, Vincenzo Scalia, Maria Elena Scandaliato, Annalisa Senese, Lisa Sorrentino, Mario Spada, Manola Testai, Giusy Torre, Carmen Veneruso, Carla Ventre, Francesca Volpintesta, Giorgio Vianello Accoretti
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9 risposte a Coronavirus nelle carceri. Appello per la sospensione pene a detenuti malati e anziani

  1. sergiofalcone ha detto:

    IRAN: CORONAVIRUS, LIBERATI 70 MILA DETENUTI

    L’Iran ha concesso ‘permessi’ a circa 70.000 detenuti nel mezzo dell’emergenza Coronavirus. La conferma è arrivata dal capo della magistratura, Ebrahim Raisi, come riporta l’agenzia iraniana Tasnim che parla di “misure precauzionali” per contenere la diffusione del Coronavirus. Raisi ha spiegato che è stata data la priorità ai detenuti con patologie pregresse. Nei giorni scorsi le autorità iraniane avevano confermato il rilascio in via temporanea di 54.000 detenuti dopo il pagamento di una cauzione.

    (Fonti: Affaritaliani.it, 09/03/2020)

  2. sergiofalcone ha detto:

    IRAN: 10.000 DETENUTI GRAZIATI IN OCCASIONE DEL CAPODANNO PERSIANO E DELL’EPIDEMIA COVID-19

    Il portavoce della magistratura iraniana il 19 marzo 2020 ha dichiarato che il leader supremo Ali Khamenei grazierà circa 10.000 prigionieri, “più della metà dei quali scontano pene detentive legate alla sicurezza”.
    Il 18 marzo, i media iraniani hanno riferito che Khamenei aveva concordato con la richiesta del capo della magistratura Ebrahim Raisi di graziare alcuni prigionieri, esclusi quelli che scontano più di cinque anni per motivi di “sicurezza”. Il leader supremo dell’Iran emette grazie in determinate occasioni, comprese le festività religiose, nonché in occasione del capodanno iraniano che si celebra il 21 marzo.
    Nelle ultime due settimane, Teheran aveva già concesso la scarcerazione temporanea di 70 mila detenuti per contrastare la diffusione del coronavirus nelle carceri. L’amnistia riguarderà detenuti condannati a oltre 10 anni di carcere che abbiano già scontato almeno metà della pena, a detenuti anziani (70 anni se uomini, e 60 se donne) che abbiano già scontato almeno un quinto della pena, e a condannati a pene inferiori a cinque anni per reati legati alla sicurezza. Lo riporta l’agenzia di stampa Irna.
    L’Iran non riconosce il termine “prigioniero politico” e usa “prigionieri di sicurezza”, categoria che comprende gli oppositori del regime, i prigionieri di coscienza e le persone arrestate durante le proteste popolari. Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, nei giorni scorsi con due diversi provvedimenti, Raisi aveva disposto la scarcerazione temporanea di circa 70.000 detenuti per deflazionare le carceri, dove il virus Covid 19 ha mietuto molte vittime. Il provvedimento di grazia sarà applicato in gran parte a persone che sono già state rilasciate “sulla parola”. Il 10 marzo, il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, Javaid Rehman, aveva chiesto a Teheran di liberare temporaneamente tutti i prigionieri politici dalle prigioni sovraffollate e con pessime condizioni igienico-sanitarie per contribuire ad arginare il contagio di coronavirus. Parlando con i giornalisti a Ginevra, Rehman ha anche affermato che un certo numero di cittadini con doppi a nazionalità e stranieri detenuti in Iran sono a rischio reale di contagio, se non sono già stati infettati dal virus. Finora la magistratura iraniana ha permesso ad alcuni “prigionieri di sicurezza” con pene basse di usufruire della scarcerazione provvisoria. Tra loro, Nazanin Zaghari-Ratcliff, con doppia nazionalità britannica e iraniana condannata a cinque anni per accuse di spionaggio. Altri detenuti stranieri o con doppia nazionalità sono però ancora detenuti, nonostante le pressioni internazionali. La nota avvocatessa e difensore dei diritti umani Nasrin Sotoudeh, che sta scontando una condanna a 10 anni, ha intrapreso uno sciopero della fame in segno di protesta per i rischi legati alla detenzione in tempi di Covid-19.
    L’Iran è il principale focolaio dell’epidemia del Medio Oriente. L’ultimo bilancio fornito dal ministero della Salute è di 1.135 morti, mentre il totale dei contagi ha raggiunto quota 17.361.

    (Fonti: Radiofarda, shabtabnews.com, 19/03/2020)

  3. sergiofalcone ha detto:

    Le stesse maledette sbarre: invito a una sera di battitura [mercoledì 1 aprile ore 18]
    https://hurriya.noblogs.org/post/2020/03/28/le-stesse-maledette-sbarre-invito-a-una-sera-di-battitura-mercoledi-1-aprile-ore-18/

  4. sergiofalcone ha detto:

    ZIMBABWE: 5.000 DETENUTI LIBERATI CONTRO LA DIFFUSIONE DEL COVID-19 NELLE CARCERI

    Il presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa il 27 marzo 2020 ha ordinato la liberazione di 5.000 prigionieri con effetto immediato, disponendo al contempo il blocco del Paese per 21 giorni a causa del coronavirus.
    Il Clemency Order n°1 del 2020 ordina la liberazione di tutte le donne detenute che hanno scontato più della metà delle loro pene e tutti coloro che scontano pene nelle prigioni aperte.
    Inoltre, saranno rilasciati i minorenni e tutti i prigionieri costretti a letto.
    Sono esclusi dall’amnistia i detenuti che sono finiti nuovamente in prigione dopo essere stati liberati con amnistia.
    Tra coloro che non hanno diritto al rilascio sono inclusi anche i detenuti che scontano condanne inflitte da una corte marziale, prigionieri fuggiti da custodia giudiziaria e quelli che hanno commesso “reati specifici”.
    I reati specifici sono: omicidio, tradimento, stupro o reati sessuali, furto d’auto, rapina, furto di scorte, violenza pubblica, cospirazione, incitamento o tentativo di commettere uno qualsiasi dei reati menzionati.
    “Ai sensi del Clemency Order n. 1 del 2020, alle donne viene concessa la remissione completa del periodo di detenzione rimanente, salvo per quelle condannate per reati specifici”, si legge nell’Ordine.
    “Le detenute devono aver scontato la metà della pena. Ai minori di 18 anni che hanno scontato un terzo della loro pena è concessa l’amnistia.
    “Ai prigionieri che scontano un periodo di detenzione effettivo superiore a 36 mesi e che hanno scontato un terzo della pena detentiva viene concesso un ulteriore periodo di remissione di un quarto del periodo di detenzione effettivo rimanente”.
    Per i detenuti condannati all’ergastolo, la remissione completa della pena viene concessa nel caso abbiano passato in carcere almeno 25 anni.
    “Sono compresi i prigionieri condannati all’ergastolo, i prigionieri le cui condanne a morte sono state commutate in ergastolo e i prigionieri le cui condanne sono state modificate in ergastolo in appello o dopo revisione”, ha precisato l’Ordine.
    Una commutazione della pena di morte in ergastolo è stata concessa a tutti i prigionieri che sono nel braccio della morte da almeno dieci anni.
    Le prigioni sovraffollate dello Zimbabwe contengono 22.000 detenuti a fronte di una capacità di 17.000 posti.
    L’Ordine di rilascio dei 5.000 detenuti arriva dopo un appello al governo da parte del Servizio Carcerario e Rieducativo dello Zimbabwe (ZPCS) per la concessione di un’amnistia che eviti la diffusione del Covid-19 all’interno delle carceri del Paese.

    (Fonti: New Zimbabwe, 27/03/2020)

  5. sergiofalcone ha detto:

    SOMALILAND: 800 DETENUTI SARANNO LIBERATI CONTRO LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS IN CARCERE

    Il Somaliland starebbe per rilasciare temporaneamente più di 800 detenuti nel tentativo di combattere la diffusione del Coronavirus nelle prigioni affollate del Paese, ha riportato il Somaliland Standard il 28 marzo 2020.
    Il presidente del Somaliland, H.E. Musa Bihi Abdi, ha inviato un elenco ufficiale di prigionieri che saranno liberati alle agenzie giudiziarie, tra cui la Procura Generale, il Ministero della Giustizia e il Corpo di custodia per ricevere pareri sui prigionieri che saranno liberati e notizie sul periodo di detenzione scontato finora da ciascuno.
    Il Presidente ha ordinato che non vengano liberati i prigionieri responsabili di gravi crimini come il commercio di alcol illecito, atti di pirateria, atti di terrorismo, omicidio e stupro.

    (Fonti: somalilandstandard.com, 28/03/2020)

  6. sergiofalcone ha detto:

    KENYA: 180 DETENUTI RILASCIATI CONTRO LA DIFFUSIONE DEL COVID-19 IN CARCERE

    Un giudice di Mombasa ha rilasciato 180 detenuti dalla Prigione di Massima Sicurezza di Shimo La Tewa per scontare la pena rimanente a casa, ha riportato il The Standard il 25 marzo 2020.
    Questa è una delle nuove misure introdotte dalla magistratura e dalla polizia di Mombasa per decongestionare i penitenziari e le celle della polizia al fine di contrastare la diffusione del Covid-19.
    Mentre i tribunali rimangono chiusi, i casi di lieve entità vengono ora portati alla Stazione Centrale di Polizia, con i sospetti che compaiono in tribunale in seguito. In alcuni casi importanti, i processi vengono condotti in videoconferenza dalle carceri.
    I prigionieri che sono stati liberati il 23 marzo hanno già scontato la maggior parte delle loro condanne, ha reso noto il giudice che ha emesso la misura.
    Tuttavia la loro liberazione non è senza condizioni dal momento che non devono commettere crimini fino al termine del periodo di pena sospeso.
    Il giudice ha detto che i prigionieri che hanno scontato tre quarti della loro pena in carcere ora andranno a completare i rimanenti anni e giorni a casa come misura per decongestionare la prigione a seguito della pandemia.
    “Nell’esercizio dei miei poteri ai sensi dell’articolo 165 della Costituzione sezione 362, 364 e 357 del codice di procedura penale, i detenuti sono rilasciati dal carcere per scontare il resto delle loro condanne a casa”, ha dichiarato il giudice Eric Ogola.
    Sconteranno la parte restante della loro pena svolgendo del lavoro per la comunità, sotto la supervisione della polizia o dei capi.
    Ai detenuti è stato anche ordinato di riferire alla Stazione di Comando della zona in cui hanno commesso il reato entro 48 ore dal rilascio.

    (Fonti: standardmedia.co.ke, 25/03/2020)

  7. sergiofalcone ha detto:

    Covid-19: primo decesso in un carcere italiano
    2 aprile 2020

    https://www.amnesty.it/covid-19-primo-decesso-in-un-carcere-italiano/

    Accertato il primo morto di Covid-19 in un istituto di pena italiano. La persona deceduta si trovava nel carcere della Dozza di Bologna.

    “L’Italia ha già deciso di fare la sua parte ma deve farlo con la massima velocità e rinforzando le disposizioni già varate, con ulteriori misure di rapida applicazione che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile e che permettano di adottare tutte le precauzioni atte a evitare il contagio tra i detenuti e il personale dipendente” ha commentato con una nota ufficiale Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia.

    Questo primo caso evidenzia la necessità di dare seguito con la massima rapidità alle misure di decongestionamento delle prigioni italiane contenute nel decreto “Cura Italia” e di superare le attuali criticità legate – come rilevato dallo stesso Consiglio superiore della magistratura – alla mancanza, in molti casi, di un domicilio per il detenuto, alla carenza di braccialetti elettronici e ai tempi di attivazione di questi ultimi.

    “Governi di ogni parte del mondo stanno adottando provvedimenti per contrastare la diffusione del Covid-19 nelle prigioni: luoghi in cui l’impossibilità di applicare il distanziamento sociale e le inadeguate condizioni igienico-sanitarie possono favorire il contagio” – ha concluso Rufini.

  8. sergiofalcone ha detto:

    C’è un primo detenuto morto per coronavirus

    Si tratta di un 76enne detenuto nel carcere la Dozza di Bologna, dove c’è un vero e proprio focolaio

    https://www.ildubbio.news/2020/04/02/ce-un-primo-detenuto-morto-per-coronavirus/

    E’ morto il primo detenuto per covid-19. Si tratta di un 76enne ristretto al carcere la Dozza di Bologna, un carcere dove c’è un vero e proprio focolaio, tra agenti, operatori sanitari e detenuti (finora tre).

    L’uomo era stato ricoverato qualche giorno fa in stato di detenzione e poi ammesso agli arresti domiciliari a seguito del trasferimento in terapia intensiva. Era, come tanti detenuti, affetto da altre patologie.

    A riferirlo è Gennarino De Fazio, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale, che dichiara: “si è naturalmente costernati per la perdita di un’altra vita umana, ma non vogliamo e non potremmo strumentalizzare l’accaduto. Il Ministro Bonafede e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno tante colpe e responsabilità nell’assolutamente inadeguata gestione delle carceri, prima e durante l’emergenza sanitaria, che sarebbe inutile, inelegante e finirebbe col depotenziare le nostre continue denunce tentare di attribuirne loro delle ulteriori. Purtroppo, questo nemico invisibile sta facendo stragi ovunque e il carcere altro non è che una parte della società”.

    “Certo – prosegue il leader della UILPA Polizia Penitenziaria –, continuiamo a pensare che la gestione dell’emergenza sanitaria per COVID-19, la quale si unisce alle precedenti che attanagliano da molto tempo il sistema carcerario, dovrebbe essere affrontata in maniera molto più efficace e organica da molti punti di vista, sia per la parte che afferisce all’utenza detenuta, sia sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro e delle misure a protezione degli operatori e, di rimando, per gli stessi reclusi”.

    “Abbiamo peraltro già detto e scritto – afferma ancora De Fazio – della netta sensazione che il coronavirus nel ‘territorio straniero’ delimitato dalle cinte murarie e chiamato carcere sia arrivato in differita e che pertanto, mentre nel Paese pare si stia registrando il picco, nei penitenziari potrebbe essere in piena fase di sviluppo e ascesa. Motivo, questo, che dovrebbe indurre ad adottare più efficaci e stringenti precauzioni e misure di prevenzione anche onde evitare che dal carcere possano svilupparsi i cc.dd. contagi di ritorno, che potrebbero far riprecipitare la situazione in tutto il Paese, quello che viene comunemente detto libero”.

    “Ormai per noi è diventato quasi un mantra, e ce ne scusiamo, ma in coscienza, per senso di responsabilità verso il nostro Paese, prima ancora che verso gli operatori che rappresentiamo, siamo costretti a ripetere l’appello – conclude il sindacalista –: la Presidenza del Consiglio dei Ministri assuma pro-tempore, almeno sino al perdurare dell’emergenza sanitaria, la gestione diretta delle carceri. Indugiare ancora potrebbe determinare l’irreparabile”.

    Damiano Aliprandi

  9. sergiofalcone ha detto:

    MORTE DETENUTO PER CORONAVIRUS: NESSUNO TOCCHI CAINO, INTERVENGANO CAPO DEL GOVERNO E CAPO DELLO STATO

    L’associazione “Nessuno tocchi Caino-Spes contra spem”, di fronte alla notizia della prima morte di un detenuto legata al coronavirus, che segue a quella altrettanto tragica di due agenti della polizia penitenziaria deceduti nei giorni scorsi, “chiede al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica di prestare la massima attenzione al rischio di una pandemia estesa alle carceri, che avrebbe effetti disastrosi non solo per i detenuti e gli operatori penitenziari ma anche per la comunità esterna.”
    I dirigenti dell’associazione Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Segretario, Presidente e Tesoriere, “chiedono altresì al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica di intervenire con urgenza e di adottare, per quanto istituzionalmente loro compete, tutte le misure necessarie volte a disinnescare la bomba ad orologeria, ora anche epidemiologica, che apprendisti artificieri della ‘certezza della pena’ hanno da tempo dolosamente innescato nelle carceri e che ora non vogliono o non sanno più disinnescare”.
    Sul caso del detenuto deceduto all’ospedale civile di Bologna, i dirigenti di Nessuno tocchi Caino si sono chiesti “quale senso abbia avuto tenere in carcere un uomo di 76 anni, affetto da altre patologie oltre che dal Coronavirus, e tenerlo poi in stato di detenzione anche quando è finito in ospedale, e tenerlo ancora agli arresti domiciliari una volta finito in terapia intensiva”. “E’ un vero e proprio Stato-canaglia quello che per difendere Abele si comporta da Caino, quello che nel nome della certezza-della-pena pratica la pena fino alla morte e la morte per pena.”
    “Il Presidente del Consiglio – propongono Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti – decreti una moratoria immediata dell’esecuzione penale volta a ridurre drasticamente i numeri della popolazione carceraria, a partire ad esempio dai casi di detenzione per pene o residui di pena brevi da espiare, senza le attuali preclusioni previste dal decreto legge n. 18 del 2020 in discussione alle Camere, anzi allargando la platea a chi ha un residuo pena inferiore a quattro anni e limitando al massimo la custodia cautelare in carcere.”
    “In assenza della volontà politica di seguire quella che consideriamo la via maestra per affrontare seriamente il problema del sovrannumero di detenuti nelle carceri e di processi pendenti nei tribunali, cioè quella dell’indulto e dell’amnistia, da parte sua – concludono Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti – il Presidente della Repubblica eserciti intanto il suo potere di grazia a fini umanitari a fronte dell’incombente minaccia ai diritti fondamentali dei cittadini detenuti e alla stessa sicurezza dei cittadini liberi, e la conceda anche cumulativamente, come proposto il 23 marzo scorso dal Partito Radicale e ribadito dal costituzionalista Andrea Pugiotto, perché è una sua prerogativa che il Ministro della Giustizia non può ostacolare”.

    (Fonti: NtC, 02/04/2020)

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