Quando la “solidarietà” attiva fa la differenza. Vincenzo Libero!

[TRADUZIONE]
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A ROCHEFORT-EN-TERRE (MORBIHAN), NORA MOREAU
Perseguito dalla giustizia italiana per i danni commessi a Genova durante il G8 del 2001, Vincenzo Vecchi riceve il sostegno degli abitanti del villaggio bretone dove ha rifatto la sua vita
Nelle piccole strade di Rochefort-en-Terre (Morbihan), un piccolo villaggio medievale alle porte della Loira atlantica, i turisti circolano continuamente, come ogni estate. Ma il villaggio francese preferito in 2016, molto visitato, incuriosisce ormai da diversi giorni anche per le sue scritte militanti: “Liberate Vincenzo !”; “Nè prigione nè estradizione”.
Più di 150 abitanti si sono mobilitati in seguito all’arresto del loro “vicino e amico”.
Vincenzo Vecchi, un attivista anticapitalista di 46 anni, che rischia una pena detentiva di 12 anni di sei mesi in Italia, in particolare per aver partecipato alle violente proteste del vertice del G8 a Genova nel 2001. Il quarantenne ha anche un secondo mandato d’arresto emesso dall’Italia – è stato poi condannato a quattro anni per aver portato un’arma durante una protesta anti-estrema destra a Milano nel 2006.
Vincenzo finì per fuggire dal suo paese e venire in Francia. Sono ormai otto anni che si è trasferito a Rochefort-en-Terre. Il suo porto d’attracco è il Café de la Pente (Caffé de la salita), un bar associativo e una caffetteria-concerto di solidarietà, dove ogni
giorno, tutte le forze vitali di questa città incontrano circa 600 anime.
Li’ è l’epicentro del fortissimo movimento di supporto a lui dedicato. “Ricordo il
giorno in cui è arrivato qui”, afferma Jean-Pierre, 54 anni. Andammo subito
d’accordo e gli pagai un bicchiere. Abbiamo fatto rapidamente musica insieme. In
effetti, non c’è stata una settimana nella quale non ci siamo visti almeno tre o quattro
volte. Descritto come “molto socievole”, “empatico”, “utile” e “pieno di umore”, questo
fan di cultura punk e fantascienza, “grande amante delle parole” e cinefilo, ha
continuato la sua attività di imbianchino nella regione.
OGGI SARÀ DECISA LA SUA SORTE
“Faceva parte delle mura, della stessa vita del villaggio”, dice Laurence, 71 anni.
Molto commossa dagli eventi, è indignata dal modo in cui ha avuto luogo l’arresto di
quello che considera oggi “come un secondo figlio” : “Incredibile ! Sono arrivati
dodici gendarmi per prenderlo, e in pieno agosto, con la massima discrezione“.
Attualmente incarcerato nella prigione di Vezin-le-Coquet, vicino a Rennes (Ille-et-
Vilaine), Vincenzo saprà oggi se la sua domanda di rilascio in libertà condizionale è
accettata. Ancora più importante, dovrebbe sapere di più sulla sua possibile
estradizione. Nella stessa udienza, la camera investigativa della Corte d’appello di
Rennes deciderà anche su una richiesta di ulteriori informazioni presentata il 14
agosto, in merito alle sue condanne in Italia.
Secondo altri membri del comitato di sostegno, come Nicolas, Mona o Anne-Marie,
che sono anche loro molto vicini allo “italiano del villaggio”, “il dolore che subisce è
incredibilmente sproporzionato”. “La sua colpa è stata semplicemente quello di
manifestare, afferma Jean-Pierre. Per questo, egli è sottoposto al Rocco Act del 1930
(sotto Mussolini), che è ancora in vigore per reprimere le rivolte di strada. Questo
codice prevede pene detentive da otto a quindici anni, senza dover dimostrare la
colpa dei sospetti. Per noi, è una questione personale, perché vogliano mettere in
prigione il nostro amico, che non è né un attivista né un terrorista. Ma è anche un
argomento eminentemente politico : consegnare Vincenzo alle autorità italiane è
portare un trofeo di caccia a Salvini. Per noi è semplicemente inconcepibile.
A Rochefort-en-Terre, siamo più uniti che mai sul destino di Vincenzo. Ed è “fuori
discussione abbassare le braccia”.
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2 risposte a Quando la “solidarietà” attiva fa la differenza. Vincenzo Libero!

  1. sergiofalcone ha detto:

  2. sergiofalcone ha detto:

    “È scappato un detenuto da Poggioreale, embè? Perché stupirsi davanti a una evasione dal carcere? È la cosa più naturale che possa accadere. Quello che è innaturale è tenere rinchiuse delle persone in una situazione disumana e degradante”, Don Franco Esposito, cappellano di Poggioreale.
    https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ora-vi-racconto-poggioreale

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