Il governo continua l’infame caccia dei rifugiati politici

Dopo la gogna di Cesare Battisti, gogna mediatica esposta con dovizia di particolari, il programma politico del governo si propone di completare la perfida opera forcaiola cercando di portare in carcere altre e altri rifugiati politici. Si parla di una quindicina di persone, questo è il numero esposto dal governo, ultrasessantenni che da decenni sono rifugiate in Francia.

Ci auguriamo che la squallida operazione non abbia effetti, che fallisca! Sarebbe bello se una grossa mobilitazione del movimento e della parte progressista (se ci fosse) del paese impedisse siffatte scelleratezze, ma oggi non sembra ci siano le capacità e allora non ci rimane che sperare che l’operazione vada in malora.

Va però ricordato, per chi conserva ancora elementari capacità intellettive, che molte delle persone rifugiate in Francia per sfuggire a mandati di cattura che li rincorrevano in ogni dove, emessi precedentemente e successivamente ai processi e alle condanne subite, non hanno avuto la possibilità di difendersi, poiché in Italia era possibile essere processati e condannati in contumacia, senza il diritto alla difesa. Si è dovuto aspettare il 2014, a seguito di numerose e forti proteste e pressioni internazionali perché in Italia si attenuasse un po’ questa barbara usanza.

L’altro aspetto negativo della “giustizia” italiana, che in molti paesi non è gradito, è la frequenza con cui in Italia si condanna per reati associativi, che poco hanno a che vedere con lo stato di diritto che prevede che ciascuna persona risponda soltanto di ciò che volontariamente ha messo in atto. Con i reati associativi si viene condannati anche se non si è fatto nulla, soltanto per essersi associati a un collettivo o gruppo, e si viene ritenuti responsabili di tutto quello che l’associazione o il collettivo ha realizzato. Sono tantissimi i casi, forse la maggioranza delle persone condannate a molti anni di galera per “associazione” con questo o quel gruppo in assenza di prove della loro partecipazione ad azioni o fatti specifici.

Infine l’aspetto più inammissibile per alcuni ordinamenti giuridici è l’ accettazione totale, nei processi in Italia, delle accuse dei “pentiti” (delatori) in base alle quali sono state condannate delle persone senza che quelle accuse trovassero verifica nelle prove. Le delazioni del “pentito” erano premiate, allo stesso, con considerevoli sconti di pena.

Ora il problema urgente è cercare di sostenere le compagne e i compagni in Francia sottoposti al ricatto dell’estradizione. Anche se non siamo in grado di realizzare manifestazioni importanti, diffondiamo con cocciutaggine e denunciamo ovunque la meschinità dell’opera del governo contro le persone esuli in Francia.

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