REVISIONISMO DI STATO: falsificazioni sulle Foibe per capovolgere la storia del colonialismo italiano

Il Giorno del ricordo è una ricorrenza nazionale, a differenza del Giorno della Memoria che è una ricorrenza internazionale fissata per il 27 gennaio di ogni anno, come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Il giorno del ricordo stato fissato per il 10 febbraio di ogni anno con la legge 30 marzo 2004 n. 9, detta anche “delle foibe” e che si propone di falsificare ciò che è avvenuto ai confini est dell’Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, cercando di far passare gli eserciti italiani invasori e colonialisti per vittime delle formazioni partigiane jugoslave che difendevano la loro terra. È stato da sempre un obiettivo dell’estrema destra, ma poi è stata fatta propria anche dalla cosiddetta “sinistra”. Così recita: all’Art.1: «La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». La proposta di legge venne firmata da parlamentari di Alleanza nazionale e Forza Italia, dell’UDC, ma anche della Margherita/Ulivo.

Qui la registrazioni di alcune trasmissioni che ho tenuto su Radio Onda Rossa su questi argomenti:

14Gen 2009  Docum 1989 BBC su Occupazione italiana nei Balcani di Ken Kirby  (1 ora e 6 min)

11 Feb 2009-  Intervista allo storico Santi Wolf    (55 min)

18Feb 2009Intervista allo storico Davide Conti sulle foibe    (1 ora e 1 min)

Altro che giornata della memoria? Il senso delle commemorazioni richiamanogiornata della dimenticanza” vista la cancellazione dell’esistenza dei campi di concentramento che l’esercito italiano e il Ministero dell’Interno predisposero per gli oppositori politici, per i prigionieri e per i civili, ossia le popolazioni slave deportandole dai propri territori per popolarli con “italiani”. Una vera e propria “Pulizia Etnica“.

Oltre 50.000 uomini, donne, vecchi e bambini vennero deportati e internati in campi di concentramento, all’interno dei quali vigevano delle condizioni al limite della sopravvivenza. Difatti ne morirono migliaia di stenti. Il 5 agosto 1943 il vescovo di Veglia, Srebrnic scrive: “Ad Arbe, … nel mese di luglio 1942 si aprì un campo di concentramento nelle condizioni più miserabili che si possono immaginare, morirono fino al mese di aprile dell’anno corrente in base agli esistenti verbali, più di 1.200 internati; però testimoni vivi ed oculari, che cooperavano alle sepolture dei morti, affermano decisamente che il numero dei morti per il detto periodo ammonta almeno a 3.500, più verosimile a 4.500 e più...” [Spartaco Capogreco, I campi del duce, Einaudi 2004, pag. 146]

Da un “Appunto per il Duce” dell’estate 1942 «..provvedere a sistemare nelle province del Regno un complesso di altri 50.000 elementi circa, sgombrati dai territori della frontiera orientalein seguito alle operazioni di polizia in corso… » [Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento fascista, Gonars. Ed Kappa Vu 2003, pag.79, seg.]

Accampamenti di morte e di sterminio“, dove “La gente muore di fame. La minestra è acqua nella quale nuotano due chicchi di riso e due maccheroni“. Il peggiore di queste decine e decine di “campi” è stato quello di Gonars, poi quello di Arbe (Rab), Visco, Monigo, Chiesanuova, Renicci, Ellera, Colfiorito, Pietrafitta, Tavernelle, Cairo Montenotte, ecc…: “Avevo 6 anni e pesavo 13 chili. Con altri bambini cercavamo il cibo nei bidoni della spazzatura. Se trovavamo qualche grosso osso lo spaccavamo per succhiare il midollo. Mia madre era incinta. Mio fratello è nato il 3 febbraio 1943. E’ morto qualche mese dopo” Campi dove c’erano le punizioni, le torture, l’orrore di ogni campo di concentramento”.

I responsabili: il regime fascista, la casa reale, le gerarchie ecclesiastiche di Roma, sul campo furono i generali Mario Roatta e Mario Robotti, quest’ultimo inviava a Roma telegrammi dove diceva: “Si ammazza troppo poco“, il primo aveva emesso la famigerata “Circolare N.3C” nella quale si diceva: “Il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato dalla formula: <dente per dente> ma bensì da quello <testa per dente>”. Entrambi chiedevano l’aviazione per bombardare e mitragliare i villaggi e fare una pulizia etnica più rapida. Roatta, accusato di crimini di guerra, fu aiutato a fuggire nella Spagna franchista, poi fu amnistiato e tornò tranquillamente in Italia (per i criminali fascisti ce ne sono state di amnistie!), la foto di Roatta fa bella mostra di se alle pareti dell’archivio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito!

Sconfitto il fascismo, gli internati furono liberati? Macché… Pietro Badoglio riunì il gabinetto di emergenza il 27 luglio 1943 al Viminale e NON varò l’immediata liberazione degli internati né degli oppositori antifascisti, ma se la prese talmente comoda al punto che Mario Roveda, Bruno Buozzi e Dino Grandi (capi dei sindacati) minacciarono uno sciopero generale se Badoglio non ne avesse accelerato il rilascio. Il capo della polizia Carmine Senise dispose la liberazione con particolare lentezza e condizionata alla “pericolosità sociale” degli internati. La circolare di “rilascio” venne trasmessa solo il 10 settembre 1943, quasi due mesi dopo nonostante le clausole armistiziali…un ritardo mortale perché l’Italia nel frattempo era stata occupata dall’esercito tedesco e molti internati finirono nelle mani delle SS. [Capogreco- pag.171, segg.]

Nonostante ciò continuiamo a drogarci con la cretinata dell’ “italiano brava gente”? O forse i nostri uomini in divisa talmente si sono abituati a torturare che poi, ai tempi dell’Unità nazionale (1978 e seguenti) hanno ripreso con lena a torturare i compagni e le compagne rivoluzionari negli anni Settanta e Ottanta.

Alcuni testi sull’argomento:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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