Le morti sono tutte uguali?

Dalle Agenzie di stampa:

Funerali di Antonio Megalizzi, il giornalista trentino di 29 anni ucciso nel sanguinoso attentato di Strasburgo dello scorso 11 dicembre. In concomitanza con i funerali, che saranno celebrati nel pomeriggio di oggi 20 dicembre, alle 14.30, nel duomo di Trento, la presidenza del Consiglio infatti ha disposto che tutte le bandiere, nazionale ed europea, esposte sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale siano posizionate a mezz’asta in segno di lutto. Parteciperà lo stesso presidente del consiglio Giuseppe Conte oltre al ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Tutte e tutti siamo rimasti duramente colpite/i e addolorate/i dalla strage di Strasburgo; correttamente i media hanno dato ampia copertura sia alle dinamiche dell’attentato, così come all’identità delle persone uccise. È giusto raccontare anche le storie individuali delle persone morte in simili eventi, è bene conoscere le loro passioni e le loro prospettive di vita e di lavoro, i loro ideali e le loro speranze, spente da un gesto assurdo. Giusto, le persone non sono pacchi da archiviare sommandone soltanto il numero e null’altro, ma sono vite da raccontare. Da far conoscere.

Ma è così per tutte le persone morte in eventi tragici?

Nei giorni in cui sui media si dava molto spazio alle dinamiche dell’attentato e alle persone morte o ferite a Strasburgo, altre persone venivano uccise, un numero di persone enorme e in crescita. Cosa ci hanno raccontato gli operatori dei media di queste altre morti? Nulla! Qualche trafiletto, molto scarno sulla stampa locale, spesso nella cronaca e null’altro.

Qualche ricordo:

18 dicembre, l’altro ieri, a Ospitaletto (Brescia), incidente sul lavoro; operaio muore schiacciato da una ruspa. Il 52enne è deceduto in ospedale dove era stato trasportato con l’eliambulanza. Tragico infortunio alla ASO Siderurgica in via Seriola a Ospitaletto. Per cause ancora in corso d’accertamento, un operaio di 52 anni è deceduto a seguito di un incidente avvenuto intorno alle 9.45 di martedì mattina. La vittima era il padre di due ragazzi.

18 dicembre, l’altro ieri, incidente sul lavoro a Lucera (Foggia), morto un cinquantunenne. L’operatore della ditta Teknoservice è morto ieri sera a Lucera presso l’impianto di compostaggio “Maia Rigenera”, in un tragico incidente sul lavoro, investito in un impianto di compostaggio. Sulla dinamica sono in corso accertamenti. L’uomo lascia moglie e due figli.

12 dicembre a Usella, nel comune di Cantagallo, in provincia di Prato, un operaio di 55 anni e’ morto a causa delle ferite riportate in un incidente sul lavoro; l’uomo stava lavorando ad un macchinario. Sono intervenuti i Vigili del Fuoco, il 118, il personale della Asl-dipartimento di prevenzione di Prato ed i Carabinieri. È rimasto impigliato col giubbotto al tornio. A chiamare i soccorsi è stato il figlio della vittima: non vedendo rientrare a casa il padre è andato a cercarlo e lo ha trovato morto.

Di queste persone morte e delle tantissime altre, nessuno ci racconta la loro storia, le loro aspettative, le loro speranze, i loro progetti di vita. Può darsi che un figlio o una figlia di questi uomini morti abbia aspettato il padre alla fine del lavoro per recarsi insieme a fare gioiosamente le compere per il Natale, o per addobbare l’albero, o fare i compiti. Niente! Un numero e via!

Forse non erano storie importanti da raccontare. O forse i morti di Strasburgo sono morti per mano terrorista, mentre gli altri morti sono stati uccisi dal sistema in voga, il sistema del lavoro salariato sfruttato, ossia per mano del capitalismo.

Ma come! Dirà qualcuna/o, perché vuoi colpevolizzare il capitalismo; in fondo questo modo di lavorare permette a tutti noi di avere la casa imbandita di cibarie e oggetti, per lo più inutili forse dannosi, ma piacevoli che sottolineano una raggiunta condizione sociale, che alimentano i ritmi frenetici e competitivi con l’illusione della scalata sociale.

Ma se è così, ditelo chiaramente che è questo il prezzo che dobbiamo pagare: una strage silenziosa e consenziente, di dimensione spaventosamente più grandi di qualsiasi attentato terroristico che la storia ricordi! Ne siamo consapevoli?

Gli esempi riportati, sono solo tre, ma sono molte di più sono le persone uccise in questi giorni e in altri periodi da questo meccanismo che si chiama: lavoro salariato e sfruttamento capitalistico.

Secondo i dati INAIL si è registrato un aumento del 9,4% nei primi 10 mesi del 2018 (945 incidenti su 864 del 2017). Sia i casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 619 a 648 (+4,7%), sia quelli in itinere, in aumento del 21,2% (da 245 a 297). A trainare l’aumento degli incidenti mortali la gestione Industria che ha registrato un incremento di 89 casi mortali (da 725 a 814) mentre è in calo il dato del Conto Stato (da 24 a 16). Stabile la situazione in agricoltura dove sono stati denunciati 115 casi mortali in entrambi i periodi.

Soltanto a Milano nei primi 10 mesi del 2018, i morti sul lavoro sono aumentati, rispetto a tutto lo scorso anno, di quasi tre volte (dati Inail). Già proprio a Milano, proprio in quella città esaltata da tutti perché l’economia è in piena ripresa e perché è stata incoronata come la provincia d’Italia dove si vive meglio dalla tradizionale classifica redatta dal Sole 24 Ore, giunta quest’anno alla sua 29/ma edizione. “Capitale della finanza, dello shopping e – da oggi – anche della Qualità della vita”

Domanda: ma da piccole/i a scuola ci insegnavano che le persone morte sono tutte uguali! Non è più vero! E da quando? O forse ci hanno detto delle bugie?

Spiegatecelo, per favore, ditelo chiaramente, almeno si sappia in che regime e in quale cultura siamo precipitati.

Ditecelo, in modo tale che le persone giovani o giovanissime non si colpevolizzino se non accettano e non collaborano con l’andazzo indegno di questo sistema sociale; che non si sentano in difetto se addirittura sperano che tutto frani, al più presto, nello squallore che avete orchestrato!

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