La “controriforma” del governo impone un sistema carcero-centrico!

 La controriforma carceraria del nuovo governo:

carcere, solo carcere, sempre più carcere!

   Il Consiglio dei ministri del 27 settembre scorso ha approvato 5 decreti legislativi in attuazione della legge delega per la riforma del Codice penale, del Codice di procedura penale e dell’ordinamento penitenziario (legge 23 giugno 2017, n. 103).

Il governo attuale, dopo aver bocciato la riforma del governo precedente, con questo nuovo O.P. (Ordinamento Penitenziario) decide di non voler favorire l’accesso alle misure alternative, ossia dare piena attuazione al decreto legge 23 dicembre 2013, n.146, che doveva ridurre le presenze in carcere in favore delle misure alternative, come richiesto dalla CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo). Una norma, quella del 2013 che aveva visto impantanarsi nelle pastoie burocratiche le richieste dei detenuti.

Il sistema sanzionatorio italiano è sempre più un sistema carcero-centrico.

Il governo attuale ha buttato nel cestino la gran parte del lavoro svolto dagli «Stati Generali dell’Esecuzione penale», dove oltre duecento esperti con competenze, studi e statistiche di settore, volevano contribuire ad avvicinare l’attuale sistema di carcerazione italiano al dettato costituzionale e ai trattati internazionali e ha varato una “controriforma” che punta a sempre più carcere e solo carcere.

Ciò è ancor più chiaro se colleghiamo questo decreto con l’impegno del governo a rilanciare il defunto “piano carceri” che prevedeva la costruzione di nuovi istituti penitenziari, con grande e inutile spreco di denaro pubblico ed enormi profitti per le società che costruiscono i moderni templi sacrificali.

Il testo del nuovo O.P. è ridondante di belle affermazioni astratte e generiche, come: il richiamo al dovere dell’amministrazione di garantire il “rispetto della dignità della persona nonché il rifiuto esplicito di ogni violenza fisica o morale”. Così come si afferma il “principio di non discriminazione nei confronti dei detenuti in ragione del loro sesso, del loro orientamento sessuale o della loro nazionalità”.

Nel testo si ribadisce che il lavoro per le persone detenute debba essere “aspetto centrale per il percorso di reinserimento, che deve essere remunerato e non afflittivo”  e, per chi partecipa gratuitamente a progetti di utilità sociale, viene diminuita la detenzione di un giorno ogni cinque di lavoro, senza stanziare fondi per le attività lavorative che negli ultimi anni hanno subito una netta restrizione.

Queste parole sono le stesse che troviamo scritte nell’ O.P. del 1975 (a seguito della legge 26 luglio 1975, n. 354):” Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona” con il categorico rifiuto delle odiose discriminazioni relative a “nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose”. Ma poi la realtà carceraria, proprio a partire da quel 1975 ha portato alla realizzazione delle “Carceri speciali”, dell’Art. 90 (antesignano del 41bis), all’uso della repressione più brutale, compreso il letto di contenzione (il balilla) per i promotori delle proteste e delle rivolte, ai continui trasferimenti, all’uso massiccio dell’isolamento, ecc.

Stesse affermazioni si trovano nel regolamento 30 giugno 2000, n. 230 – Regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà. Che afferma: “Il trattamento degli imputati sottoposti a misure privative della libertà consiste nell’offerta di interventi diretti a sostenere i loro interessi umani, culturali e professionali”.  E ancora “condizioni igieniche e illuminazione dei locali in cui si svolge la vita dei detenuti e internati devono essere igienicamente adeguati.I vani in cui sono collocati i servizi igienici forniti di acqua corrente, calda e fredda, sono dotati di lavabo, di doccia e, in particolare negli istituti o sezioni femminili, anche di bidet. …. Le finestre delle camere devono consentire il passaggio diretto di luce e aria naturali.

Tutte belle parole e validi proponimenti che non hanno impedito alla realtà carceraria di raggiungere un sovraffollamento record nel 2010 -2011 che ha sfiorato le 70mila presenze, costringendo la CEDU a emettere una salata multa allo Stato italiano per aver costretto “le persone detenute a condizioni disumani e degradanti”. Una realtà carceraria infame che ha incrementato i suicidi in carcere (72 nel 2009; 66 nel 2010; 66 nel 2011; 60 nel 2012 e oltre 700 persone morte in carcere, in questi quattro anni, per mancata o insufficiente assistenza) e gli atti di autolesionismo giunti a oltre diecimila.

Il governo evita di confrontarsi sul tema della “giustizia riparativa” ritenendolo un terreno su cui non impegnarsi.

Un altro decreto tratta dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, e afferma: la “riforma l’ordinamento penitenziario per le parti relative all’esecuzione della pena nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani adulti (al di sotto dei 25 anni), con particolare riferimento al peculiare percorso educativo e di reinserimento sociale“. Il testo della nota diffusa al termine del Cdm sostiene che il decretointroduce elementi innovativi in merito alle misure penali di comunità e un modello penitenziario che guardi all’individualizzazione del trattamento, con l’obiettivo di delineare un’esecuzione penale che ricorra alla detenzione nei casi in cui non è possibile contemperare le esistenze di sicurezza e sanzionatorie con le istanze pedagogiche“.

Anche qui parole usate e abusate, ma si ignora la disumana realtà nelle carceri minorili messa in luce dalle continue proteste dei minori.

   È questa la realtà normativa e l’obiettivo dei governanti per le carceri oggi. Ma noi sappiamo, per esperienza, che sarà lo svolgersi concreto della conflittualità della popolazione carceraria, sostenuta della popolazione che, da fuori, solidarizza fattivamente, a produrre la realtà del prossimo futuro nell’universo carcerario, non certo le norme!

  Un modo per battere questa “controriforma” c’è ed è quello di urlare da fuori le mura delle carceri “NON SIETE SOLI!” e dare concreta attuazione a queste grido. 

 

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Una risposta a La “controriforma” del governo impone un sistema carcero-centrico!

  1. Gianni Landi ha detto:

    Caro Salvatore, ho pubblicato su FB il tuo post su la Controriforma con questo “cappello” : “Una società comunista è una società senza carceri” dice lo slogan del blog Contromaelstrom di Salvatore Ricciardi (28 anni di carcere per Lotta armata) . Era meglio, a mio parere, impegnarsi maggiormente, negli anni settanta, nello estendere la formazione di Collettivi e Comitati che si occupavano della realtà carceraria come auspicato da Salvatore a conclusione del suo post sul Blog che segue. Cerca di capire il senso del mio “cappello”, perchè penso tu mi conosca abbastanza. Non ho altre maniere per far circolare la tua-nostra opinione di fondo a questi “naviganti” sempre più disarmanti. Ti abbraccio con l’affetto di sempre. Gianni

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